Carnevale di Fonni 2013, Sant’Antonio Abate. La sera tra il 16 e il 17 gennaio a Fonni si accende il falò in onore di Sant’Antonio Abate in Piazza

Sant’Antonio Abate

La sera tra il 16 e il 17 gennaio a Fonni si accende il falò in onore di Sant’Antonio Abate in Piazza Santa Croce. Un culto antico e radicato visto dalla collettività cristiana come uno strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell’inferno. Dopo i riti liturgici e la benedizione del fuoco, i partecipanti stazionano di fronte ad esso. La leva del ’62 offrirà a tutti i partecipanti salsiccia arrosto e pane carasau, vino e pane in sapa.
In questa occasione fanno la loro comparsa, prima del carnevale s’Urthu e sos Buttudos, le maschere tradizionali di Fonni. S’Urthu, l’animale, ha il consueto campanaccio ed è vestito di pelli nere o bianche, di montone o di caprone, e viene tenuto alla catena da sos Buttudos, uomini incappucciati vestiti di nero, con dei campanacci sulle spalle. Le due maschere mettono in scena la lotta tra bene e male, tra l’uomo e l’animale: s’Urthu, l’animale, cerca di scappare e di liberarsi arrampicandosi ovunque, su alberi e balconi, mentre sos Buttudos cercano di domarlo.

Fonni, maschere di s'Urthu e sos Buttudos, Carnevale 2013 sul Portale Le Vie della Sardegna.

Storia e Tradizioni del Carnevale di Fonni

Le maschere di Fonni
Sul carnevale tradizionale di Fonni si dispone della testimonianza del Nurra (1896), dove si descrive con precisione il processo e la condanna al rogo di “Narcisu” o “Ecce homo”, il fantoccio di carnevale responsabile di tutte le malefatte occorse nell’anno passato al paese e al circondario, e la presenza di maschere dette “buttudos”, che, “vestite di stracci, grottescamente, tinte di fuliggine nella faccia, godono della più ampia libertà nell’inseguire le ragazze e nell’abbracciarle, e nel satireggiare coi versi”.
Il fantoccio veniva trasportato per il paese dai “buttudos”, vestiti di nero, con uno scialle nel capo e il viso annerito; essi ne lamentavano la morte accompagnandosi con “muttos”, in genere licenziosi. La tradizione, andata in disuso, è stata riesumata negli ultimi anni.
Altra maschera della tradizione fonnese era quella de “s’urthu”: scomparsa da tempo e recentemente riproposta, sembra possa ricondursi alla maschera dell’orso, diffusissima nel carnevale europeo.
“A Fonni uomini fra i più alti e robusti si camuffavano da orsi, indossando pelli bovine e coprendo il viso con maschere di sughero. Erano tenuti a catena da un domatore – in costume isolano e maschera sempre di sughero – il quale lasciava, liberi gli orsi all’avvicinarsi di comuni gruppi di mascherati” (Della Maria, 1959). Mereu e Carta (1982) contestano l’identificazione dell’ùrthu con l’orso, “animale estraneo alla fauna sarda… il termine ùrthu ha invece, a nostro avviso, il significato di ‘coperto’”.

La Redazione

Le Vie della Sardegna

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