Personale di Matteo Campulla dal 30 maggio al 29 giugno 2014 “AGORAPHOBIA” Museo naturalistico del territorio “G. Pusceddu” strada Lunamatrona-Collinas.

Arte52

“AGORAPHOBIA”

(ESCAPE FROM THE CITY)

Personale di Matteo Campulla

Dal 30 maggio al 29 giugno 2014

Museo naturalistico del territorio “G. Pusceddu”

Strada Lunamatrona-Collinas snc Info 070 9341009

La crisi esistenziale, a cui spesso è soggetto, ha indotto  l’uomo moderno a ricercarne la causa al di fuori della sua persona. Così accade che la creazione umana per eccellenza, la città, sia vista come una realtà che non abbia più nulla da offrire. In una società dominata dalla tecnologia, l’Io si ritrova smarrito e in bilico tra il potere, la comodità e la domanda della coscienza interiore che chiede uno scopo, un significato per la vita. Di fronte alla disillusione l’uomo decide così di tornare ad una vita più elementare ritirandosi nelle campagne. Ma quando comincia il cambiamento, la città ormai lontana appare familiare rispetto ai grandi spazi sconosciuti con i quali egli si confronta. La natura, vista prima come possibilità di ritrovare un proprio equilibrio, viene percepita come ostile. Che effetti avrà sull’uomo questa nuova condizione che egli vive? E sulla natura circostante? È Matteo Campulla ad interrogarsi e a darsi delle risposte attraverso la sua creatività artistica che ben rispecchia la continua evoluzione che vive l’arte contemporanea. L’inaugurazionedella personale “AGORAPHOBIA” si terrà venerdì 30 maggio alle ore 18 presso il Museo Naturalistico del Territorio “G. Pusceddu” e si potrà visitare fino al 29 giugno 2014. Al vernissage si accompagnerà il finissage della personale “Homines” di Antonella Guidi.

Personale di Matteo Campulla dal 30 maggio al 29 giugno 2014 “AGORAPHOBIA” Museo naturalistico del territorio “G. Pusceddu” strada Lunamatrona-Collinas

Matteo Campulla (Iglesias, 1982) vive per i primi sei anni a Ditzingen, un paesino vicino a Stoccarda, in Germania. Nel 1988 si trasferisce definitivamente in Sardegna, più precisamente ad Assemini (CA), dove tutt’ora risiede. Nel lavoro presentato in anteprima assoluta al Museo, l’uomo, ormai reso disilluso e nichilista di fronte ad una realtà morta, quella della città, delle grandi microzoopsie del precedente video “LIMITE – a delusional documentary”, decide di darsi da fare, affrontando quello che per molti cittadini rimane un sogno: ritirarsi a vita privata, nelle campagne. Ma il senso di annichilimento e di timore lo assale nuovamente, senza dargli tregua, il terrore di essere ricaduto nel profondo baratro e la presa di coscienza della propria natura, lo conducono ad una spersonalizzazione e ad una frammentazione del proprio Io che si traduce nel supporto digitale con la dissipazione corporea del volto.

TESTO CRITICO
“L’ingresso alla mostra conduce ad una camera della morte e alla proiezione in primo piano dell’immagine del volto di un uomo nelle fasi di decomposizione materica. Il lento e logorante processo di smaterializzazione, tradotto con espressive e inquietanti deformazioni anatomiche del volto umano, traduce a livello corporeo, la lacerazione e il cambiamento delle sue aspettative, le sue emozioni, la speranza di trovare una propria dimensione ideale, fuggendo da un ambiente in via di estinzione: la città. Inconsciamente si tratta della convinzione di poter convivere con le proprie fobie e talvolta di riuscire a cancellarle con l’illusione. La vita cittadina era diventata ormai invivibile e il senso di alienazione e di inutilità avevano pervaso a tal punto l’animo da portarlo a fantasticare su un’allettante prospettiva di “ritorno alle origini”, una dimensione primitiva dove poter ritrovare se stessi, il controllo della propria mente, pace e tranquillità. L’armonia della vita campestre. Ma una volta creduto di aver imparato il modo di controllare se stesso e allontanare le proprie paure, pensando di aver conquistato un nuovo spazio vitale e una migliore dimensione esistenziale, in modo del tutto analogo a quanto già accaduto, attraverso un meccanismo innato, ricrea le stesse fobie, cadendo nel medesimo stato di alienazione che lo aveva già portato alla fuga. E’ così che laggiù, nella sperduta e isolata terra incontaminata, nella disperata ricerca di conservare la propria identità, circondato da alberi, siepi e piante di ulivo viene coltivata l’illusione. Il senso di annichilimento e di timore lo assale nuovamente, senza dargli tregua, il terrore di essere ricaduto nel profondo baratro e la presa di coscienza della propria natura, lo conducono ad una spersonalizzazione e ad una frammentazione del proprio Io che si traduce nel supporto digitale con la dissipazione corporea del volto. Sullo sfondo scorrono rapidamente frammenti di paesaggio che riflettono, il processo violento e inesorabile della natura, non tanto ostile, come la definiva l’antico concetto leopardiano, ma ambigua secondo il moderno principio lacaniano interpretato dal noto regista Lars Von Trier, intesa come chiesa di Satana. Una natura dominata dal caos, priva di leggi, estranea a quella formalizzata, pervertita, che porta morte e distruzione e che nasce all’interno della coscienza umana, privandola di relazionarsi con gli altri.”

Erica Olmetto – Critico D’Arte

Sa Corona Arrubia Museo Sa Corona Arrubia Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu

Ufficio di Coordinamento Museo Sa Corona Arrubia
Tel. 070/9341009 Fax 070/9341135
http://www.sacoronarrubia.it/

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