Monumenti aperti appuntamenti per il 3 e il 4 maggio 2014 – I Comuni Partecipanti

Monumenti Aperti 2014 Appuntamenti

Monumenti Aperti Appuntamenti 3 e 4 Maggio 2014

Codrongianos – I Monumenti

Codrongianos: Piccolo paese in provincia di Sassari conta circa 1300 abitanti. Situato a 317 metri s.l.m., si innalza sui colli del Logudoro. La sua notorietà è da attribuire alla bella chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, edificata nel 1116, da sempre meta di numerosi turisti.

Codrongianos scorcio del paese e della chiesa di San Paolo appuntamenti Monumenti Aperti 2014
Codrongianos scorcio del paese e della chiesa di San Paolo.  Eventi a Codrongianos: San Paolo, 25 gennaio Festeggiamenti in onore del santo. – Sagra de sos ciccioneddos codronzanesos nel mese di luglio. – Santissima Trinità di Saccargia, domenica successiva alla Pentecoste È la festa principale del paese, si svolge la domenica successiva alla Pentecoste, e richiama tantissimi fedeli e turisti da ogni parte dell’isola.

Basilica di Saccargia
È uno dei più ammirevoli esempi di architettura romanico-pisana della Sardegna. Sorge accanto ai resti dell’antico monastero camaldolese fondato dallo stesso ordine intorno al 1112. La pianta è a croce latina con aula mononavata, conclusa da tre absidi che si affacciano sul transetto, e affiancata dal maestoso campanile a canna quadrata. Il complesso abbaziale venne poi abbandonato, probabilmente, alla fine del Trecento dall’ordine monastico, infatti l’ultimo atto riguardante l’abbazia come monastero risale al 1384.

Piazza Crispo
Giovanni Antonio Crispo Brandis nacque a Codrongianos nel 1843. Dopo aver studiato medicina e chirurgia nelle università di Sassari e Firenze e dopo una brillante carriera come medico della marina di guerra italiana, si trasferì nel 1872 a Montevideo, in Uruguay. Nel 1920 mise a disposizione del paese natio 6984 lire per lo studio del progetto di un acquedotto. L’anno successivo donò al Comune la somma di Lire 129.000 per la costruzione dell’opera. In segno di riconoscenza la comunità codrongianese dedicò al prof. Crispo la piazza più grande del centro storico.

Chiesa di San Paolo
È situata nella parte bassa del centro storico del paese (Codronzanu ‘e josso). Il suo impianto risale ad un periodo tra il 1073 e il 1082, come risulta dal documento n. 322 del Condaghe di San Pietro di Silki. La struttura attuale è il risultato della ricostruzione settecentesca della struttura romanica già modificata nel Seicento. L’impianto è a navata unica, voltato a botte lunettata con sottarchi. Il campanile ha pianta ottagonale e svetta sul centro abitato, fu rimodernato secondo linee e tendenze classicistiche nel 1767.

Casa della venerabile Elisabetta Sanna
Elisabetta Sanna nacque a Codrongianos il 23 aprile 1788. Terziaria francescana, morì in fama di santità il 17 febbraio 1857 a Roma. La causa di beatificazione fu promossa da papa Leone XIII con decreto del 22 aprile 1880 ed è ancora in corso. La casa costituisce un punto di riferimento per i numerosi devoti: una modesta costruzione che si trova nella parte alta del rione detto “Carruzu ‘e josso”, esattamente al n. 10 della via Venerabile Elisabetta Sanna. Donata dalla famiglia Spanu/Corda alla parrocchia di Codrongianos, è stata sapientemente restaurata dall’amministrazione comunale.

Museo e centro di documentazione di Codrongianos (Ce.Do.C.)
Il Ce.Do.C. è suddiviso in quattro sezioni tematiche: ospita le testimonianze artistiche della comunità codrongianese, tra le quali spiccano i retabli pittorici originariamente collocati nell’Abbazia di Saccargia e appartenenti all’arcidiocesi turritana. Il centro documenta la storia del territorio attraverso la multimedialità e la comunicazione tecnologica; vengono inoltre allestite mostre temporanee che connotano la struttura come centro culturale sensibile all’arte, anche contemporanea, e alle occasioni di fruizione e promozione.

Fluminimaggiore – I Monumenti

Fluminimaggiore: Il paese (Abitanti: 3.111), seppur isolato tra le montagne ricche di vegetazione, conserva le tracce lasciate dai vari conquistatori dell’Isola. Il suo paesaggio è abbellito da splendidi monumenti come il Tempio di Antas dedicato al Sardus Pater e la spettacolare grotta di Su Mannau. Anche qui si trovano caratteristici impianti minerari e villaggi abbandonati. (http://www.comunas.it/fluminimaggiore/)

Tempio punico romano di Antas Fluminimaggiore Monumenti Aperti 2014
Fluminimaggiore tempio di Antas Il tempio si erge a 9 km dal paese in un’amena valletta isolata in cui scorre l’omonimo fiume. Nato come santuario nuragico, con probabile valenza funeraria, l’area conobbe una continuità di uso sino alla tarda epoca romana. La divinità onorata comparve con diversi nomi: come Sid, guerriero e cacciatore punico, come Babai, dio locale di ascendenza nuragica, e infine come Sardus Pater in epoca romana. La struttura architettonica attualmente visibile risale al III sec. d.C. su impianto di età augustea.

Tempio di Antas
La splendida valle di Antas con le maestose colonne dell’omonimo tempio punico-romano che la rendono unica ed affascinante, si trova nel territorio di Fluminimaggiore all’interno della provincia di Carbonia Iglesias. Adagiata ai piedi del bastione calcareo di Punta Conca s’Omu, fu individuata come luogo di abitazione e di culto fin dal lontano periodo nuragico (Bronzo Finale 1200-900 a.C.); le antiche popolazioni, delle quali rimane un piccolo insediamento abitativo e una zona di sepoltura (prima età del ferro IX-VIII a.C.), percorrevano un antico sentiero che metteva in comunicazione la valle con la vicina grotta di Su Mannau, dove è testimoniata la pratica del culto delle acque. Il pezzo forte che contraddistingue nella sua unicità la valle è la presenza del tempio punico-romano, scoperto nel 1836 dal generale La Marmora e ricostruito a partire dal 1967 ad opera dell’archeologo Ferruccio Barreca. L’edificio templare si divide longitudinalmente in tre parti: pronao, cella e adyton bipartito; il prospetto è tetrastilo e si presenta con quattro colonne frontali e due laterali, il luogo di culto è sormontato da un iscrizione che conferma l’adorazione del Dio Sardus Pater Babai e la collocazione cronologica al III sec. d.C, per quanto riguarda la fase di restauro sotto il dominio dell’imperatore Caracalla. Al di sotto del tempio sono visibili i resti del santuario Cartaginese( 500 a.C.) dedicato al dio Sid Addir Babbai. In prossimità dell’area archeologica, seguendo un sentiero che s’inoltra nel bosco di lecci, si possono raggiungere le cave romane dove venivano estratti i blocchi calcarei usati per la costruzione del tempio. La valle di Antas offre al visitatore attento un paesaggio naturalistico che và ben oltre l’aspetto storico e culturale; sensazioni mistiche e una sacralità quasi tangibile sono le emozioni che le popolazioni del passato avevano già avvertito a suo tempo.

Museo Etnografico Antico mulino ad acqua Licheri
Visitando il museo, potrete fare un viaggio a ritroso nel tempo con curiosità e storie che renderanno più reali gli antichi mestieri, ancora vivi nei ricordi dei nostri nonni. Un’opportunità per conoscere un mondo ormai lontano da cui percepire come le semplici e ingegnose attività di contadini, pastori e maestri artigiani, davano un valore aggiunto alla vita. L’edificio, conosciuto come Mulino Licheri e trasformato dal Comune in Museo Etnografico, sorge sulla riva sinistra del Rio Mannu ed è costituito da 11 ambienti. La costruzione risale alla metà del settecento, quindi pochi decenni dopo la fondazione di Fluminimaggiore che avvenne nel 1704 con l’atto di vassallaggio stipulato tra Don Ignazio Asquer e sua moglie Eleonora Gessa, proprietari del feudo, e tre terralbesi, Francesco Pinna, Pietro Angelo Serpi e Pietro Maccioni. Questi, stabilitisi nella nuova residenza pensarono bene di costruire dei mulini sfruttando un’importante risorsa del territorio, il Rio Mannu. Pensate che nel 1861 nel tratto del fiume lungo il centro abitato erano attivi ben 21 mulini! A questi sono da aggiungere le innumerevoli mole asinarie “is mobas a mobenti” sparse nelle campagne. Dal ponticello di legno di nuova costruzione si ha una piacevole visione esterna del museo, che al suo interno vi farà conoscere la storia economica, sociale e culturale di Fluminimaggiore. Il restauro dell’edificio ha conservato le caratteristiche originali della muratura fatta di mattoni crudi, di fango e paglia, con la copertura a “cannitzada”, realizzata con le canne. Attualmente sono allestiti undici spazi espositivi comprendenti oltre al mulino e alla parte esterna, varie stanze che conservano oggetti legati alla pastorizia, agricoltura ed antichi mestieri come il fabbro, il ciabattino, il falegname ma, la parte più significativa è incentrata sulle varie fasi della produzione e lavorazione del grano con la macina ancora funzionante.

Oristano – I Monumenti

Oristano: Il suo territorio sorge nella vasta pianura del Campidano, si estende dalla costa verso le zone più interne e comprende le frazioni di Silì, Massama, Donigala Fenughedu, Nuraxinieddu, Masainas, San Quirico e Torregrande. La storia della città è legata al periodo giudicale in cui si sviluppò nella città una delle forme statuali più originali e nobili della storia dell’Isola. Il territorio dove sorge attualmente Oristano (Abitanti: 31.698) è stato, fin dai tempi antichi un luogo favorevole all’insediamento umano: l’entroterra, fertile da coltivare e ideale per pascolare, il sottosuolo gravido di minerali, gli stagni salmastri ricchi e pescosi hanno permesso ai primi abitatori dell’isola di sviluppare una società economicamente e culturalmente solida.

Oristano piazza Eleonora d'Arborea Monumenti Aperti 2014
Piazza Eleonora d’Arborea, fulcro centrale della città di Oristano, è dominata dal monumento dedicato alla Giudicessa Eleonora. Essa accoglie inoltre il Palazzo degli Scolopi, sede del Comune di Oristano.

Chiesa della Beata Vergine, convento e orto dei Cappuccini
La chiesa della Beata Vergine Immacolata e l’annesso convento furono eretti nel 1608 ad opera della munificenza del nobile oristanese Domenico Paderi. Il complesso, edificato subito fuori della cinta muraria, sulla strada che porta verso la chiesa e il convento di San Martino, sin dalle origini ospita i padri Cappuccini. L’edificio ecclesiastico, eretto su un piccolo terrapieno, si mostra su una posizione rialzata rispetto al piano stradale. La chiesa, ad unica navata, presenta un tetto a doppia falda e una serie di cappelle disposte sul lato destro. Il prospetto appare di assoluta semplicità con una modesta lunetta sormontante il portale ed un oculo ottagonale. L’edificio religioso conserva un calice d’argento del 1609 e sulla parete a sinistra si erge imponente un delizioso quadro del 1626 che rappresenta l’albero genealogico dell’intera famiglia francescana, raffigurante San Francesco ai piedi di una maestosa quercia. Il chiostro, luogo di meditazione e di preghiera, ha una forma quadrangolare e negli anni è stato ripetutamente ristrutturato. Fino al 1970 era ricco di alberi da frutta. Al centro esiste ancora la cisterna che anticamente raccoglieva le acque piovane utilizzate per irrigazione dell’orto. Questo occupava anche l’area dell’attuale campo sportivo e i frati coltivavano tutto ciò che occorreva al loro sostentamento. Dal 2005 sono state posizionate, in apposite nicchie di mattoni le quindici stazioni della Via Crucis, donate da un benefattore di Cagliari. Durante la manifestazione saranno esposti nel chiostro alcuni importanti libri conservati nella biblioteca del convento.
Indirizzo: Viale San Martino.
Visite guidate a cura della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo n. 2

Palazzo Arcais
Il palazzo prende il nome dal titolo nobiliare di Don Damiano Nurra Conca che viene insignito del titolo di Marchese d’Arcais dal re sabaudo Carlo Emanuele III, con Diploma del 23 agosto 1767. Il titolo d’Arcais deriva dal nome di due peschiere, Arcai Mannu e Arcai Pittiu, situate nei pressi di Zerfaliu, che facevano parte del patrimonio immobiliare del Marchese. Il titolo di Marchese venne concesso in questo caso a persona non nobile, quale in effetti era Damiano Nurra. Il facoltoso possidente oristanese, venuto a conoscenza del progetto di popolamento della penisola del Sinis da parte del Regno sabaudo, in vista di una miglior difesa del Golfo di Oristano da sempre minacciato dalle incursioni barbaresche, chiese allo stesso viceré di Sardegna Alfieri di Cortemiglia l’infeudazione del territorio, proponendo il pagamento di 216 mila lire di Piemonte pari a 254 mila scudi sardi. Il Palazzo di residenza di Don Damiano Nurra Conca venne edificato nel corso Umberto, nel cuore della città; alla sua munificenza si deve inoltre la costruzione di una chiesa e un convento donato dallo stesso Marchese all’ordine dei Carmelitani il 27 aprile 1782. Il palazzo presenta un’austera facciata appena movimentata dalle mostre modanate in pietra trachitica rossa; una nota decisamente più frivola è data invece dai balconcini semicircolari che ornano le aperture al piano nobile. Un cupolino campaniforme ricoperto di maioliche policrome dà luce allo scalone interno che, dopo la prima rampa, si biforca e conduce ai piani alti del palazzo. Attualmente il Palazzo, di proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Oristano, di recente restaurato, è destinato a sede del futuro Museo Regionale della Sardegna Giudicale. Indirizzo: Corso Umberto Edificio in restauro Visibile solo esternamente

Chiesa e ospedale di Sant’Antonio Abate
L’ospedale di Sant’Antonio, citato nel testamento di Ugone II d’Arborea del 1335 e situato all’interno della città murata, era adibito all’assistenza di malati al pari dell’ospedale di San Lazzaro, posto fuori le mura, ma riservato ai lebbrosi. I mezzi di sussistenza per l’ospedale di Sant’Antonio, con circa 12 posti letto, furono le provvidenze prima giudicali, poi quelle provenienti dall’autorità spagnola, ed erano quantificate con la destinazione del così detto quartu de Sant’Antoni, un quarto di starello, ossia 13 litri di frumento, su ogni 40 are di terreno coltivato a grano. Nel secolo XVI, l’ospedale necessitò di importanti interventi e manutenzioni. Il 24 aprile 1640 l’edificio venne affidato all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, ma dopo quasi due secoli fu nuovamente in rovina e nel 1834 venne sostituito dai locali della chiesa e del monastero di San Martino extra muros. I vecchi locali dell’ospedale di Sant’Antonio furono destinati alle Pie Maestre Venerine, per aprirvi il primo Asilo Infantile della città. Tale istituto di accoglienza e assistenza per bambini fu fondato da un ente morale con l’opera del conte Pietro Nieddu, dell’avvocato Salvatore Parpaglia e di altri notabili oristanesi e, inaugurato il 20 aprile 1866, accolse le giovani generazioni oristanesi sino a pochi decenni fa. La chiesa di Sant’Antonio, annessa all’ospedale, risulta a lato dell’ex Distretto Militare. Da una fotografia dell’800 la chiesa, di origine gotica (tardo XIII secolo), presenta un campanile a vela a due luci e risulta con l’orientamento della facciata a ovest. Indirizzo: Via Sant’Antonio

Tutti gli altri Monumenti di Oristano

Antica Canonica della Cattedrale
Archivio di Stato
Biblioteca comunale
Antiquarium Arborense
Archivio Storico Comunale
Cantina della Vernaccia di Oristano
Casa di Eleonora
Casa madre Compagnia del Sacro Cuore Evaristiani
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Centro documentazione commediografo Antonio Garau
Centro documentazione sulla Sartiglia
Chiesa del Santo Spirito
Chiesa della Beata Vergine, convento e orto dei Cappuccini
Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa di San Martino
Chiesa di San Mauro Abate
Chiesa di San Nicola – Oratorio delle Anime
Chiesa di San Saturnino
Chiesa di San Sebastiano
Chiesa di Santa Lucia
Chiesa di Santa Maria Maddalena
Chiesa di Santa Petronilla
Chiesa e convento di San Domenico
Chiesa e convento di San Francesco
Chiesa e monastero del Carmine
Chiesa e monastero delle Cappuccine
Chiesa e monastero di Santa Chiara
Chiesa e ospedale di Sant’Antonio Abate
Cimitero di San Pietro
Cinta muraria Medievale
Complesso nuragico di Bau Mendula
Gran Torre
Laboratorio Restauro Arborense
Oratorio della Purissima
Palazzo Arcais
Palazzo Campus – Colonna
Palazzo degli Scolopi
Palazzo di Città
Palazzo Giudicale (ex carcere)
Piazza e statua di Eleonora d’Arborea
Pinacoteca comunale
Portale di Vito Sotto
Santuario Basilica di Nostra Signora del Rimedio
Scuola Primaria di Via Bellini
Scuola Primaria di Via Solferino
Sede del Gremio dei falegnami
Seminario Tridentino
Teatro Civico Antonio Garau
Teatro San Martino
Torre di Mariano II
Torre di Portixedda
Torretta medievale

San Gavino Monreale – I Monumenti

San Gavino Monreale: San Gavino Monreale (Abitanti: 9.355) si trova al centro della pianura del Campidano, equidistante sia da Cagliari che da Oristano. Lo sviluppo della cittadina si è basato per oltre 70 anni, sull’industria, per la presenza della fonderia di materiali non ferrosi, che fu costruita negli anni ’30. Il paese è rinomato per la produzione di zafferano. (http://www.comunas.it/sangavinomonreale/)

San Gavino Monreale chiesa di Santa Chiara Monumenti Aperti 2014
La parrocchiale di Santa Chiara fu costruita nel secolo XVI e successivamente rimaneggiata. L’interno ha una navata scandita in quattro campate da archi ogivali che sorreggono la copertura in legno; su di essa si aprono alcune cappelle laterali che conservano elementi di architettura gotica e il presbiterio ristrutturato nel secolo XVII. Il campanile, a canna quadrata, fu demolito nel 1937 e ricostruito alcuni anni dopo.
Datazione soggetto: sec. XVII

Chiesa di Santa Croce
L’edificazione della Chiesa risale presumibilmente al XVI secolo. Si presenta di piccole dimensioni, con volta a tutto sesto, con copertura (almeno fino ai restauri del 1902) di legno. Con la costruzione dell’edificio venne istituita la “Confraternita di Santa Croce”, la più antica e longeva del paese esistente ancora oggi. Is Cunfradas ricoprivano diversi incarichi stabiliti dalla congregazione, tra questi S’Avvisadori, Su Priori, Su Cassieri, S’Obreri e Su Clavariu. Nel passato avevano l’onore di custodire e coltivare le terre, frutto di donazioni, i cui proventi andavano alla chiesa di Santa Chiara. Praticavano, inoltre, una sorta di mutuo soccorso in favore degli appartenenti all’ordine. Nella chiesa, oltre alle mura molto antiche, vi sono custodite numerose opere meritevoli di attenzione, quali il Cristo utilizzato per il Venerdì Santo, poggiato su una croce in ginepro costruita da Francesco Melis nel 1745 e due importanti statue: una della Madonna della Pietà, opera del frate sassarese Antonio Cano del 1818, ed una del Cristo Risorto, restaurata intorno al 1920 dal pittore napoletano Giuseppe Luciani. La statua del Cristo Risorto, ogni anno per Pasqua, viene condotta in processione per S’Incontru con la Madonna. Nella Chiesa sono, inoltre, presenti altre due statue, di San Narcisio e San Sisinnio. Quest’ultima opera pare sia stata donata, come voto di un villacidrese trasferitosi a San Gavino, dopo un’invasione di cavallette: il santo porta in mano proprio una cavalletta. La Chiesa oltre al patrimonio ligneo custodisce importanti documenti sui possedimenti terrieri e opere donate da diversi fedeli, oltre agli antichi

Casa museo Dona Maxima
Deve il suo nome a Donna Massima (o Maxima nelle due varianti del dialetto campidanese) Orrù, ultima proprietaria della struttura. La sua costruzione risale alla prima metà del XVI secolo. In un atto del notaio Burranca del 1707 è indicata come “Casa del Marchese di Quirra” e “Casa della Curia”, ossia sede del tribunale del Podestà della Baronia del Monreale. I nobili Orrù dovrebbero averla acquistata dai Quirra, a cavallo tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, quando le competenze giudiziarie, ancora in mano ai feudatari legati alla precedente dominazione spagnola, vennero assunte direttamente dallo stato Sabaudo. Nella seconda metà del XIX secolo l’Amministrazione Comunale prendeva la casa in affitto per destinarla prima ad Ufficio della Giudicatura Mandamentale, poi a Scuola Elementare Femminile e, successivamente, a stazione dei Carabinieri Reali. La struttura attuale, recentemente restaurata, si presenta come una tipica casa padronale sangavinese, con il suo maestoso portale ad arco che si affaccia sulla Via Amsicora, in pieno centro storico. Il vasto cortile anteriore ciottolato conduce all’ingresso principale contornato da uno splendido porticato ad archi (sa Lolla). Al suo interno, nelle ampie sale comunicanti tra loro, sono stati riprodotti i vari ambienti tipici come la cucina, la camera da letto, la sala della tessitura, perfettamente arredate con mobili d’epoca e corredate da un’esposizione permanente di costumi tradizionali, arnesi ed utensili tipici della cultura contadina e artigianale del passato. Dal 1994, col fine di salvaguardare la memoria storica locale, la Casa Museo Dona Maxima è stata affidata all’Associazione Culturale “Sa Moba Sarda”, composta da cittadini volontari, che si occupano della raccolta, catalogazione, custodia e valorizzazione degli oggetti donati spontaneamente dalla popolazione sangavinese. Attualmente, oltre ad essere utilizzata per mostre, convegni, presentazione di libri, rassegne teatrali e musicali, laboratori per la rinascita degli antichi mestieri. La Casa Museo Dona Maxima, nel mese di novembre, in occasione della fioritura dello zafferano (l’oro rosso sangavinese), si apre ai numerosi visitatori che vengono coinvolti attivamente nelle tradizionali fasi di lavorazione della preziosa spezia locale dopo il suo raccolto.

Museo e Centro di documentazione Due fonderie
Si propone di raccogliere, salvaguardare e trasmettere alle nuove generazioni la ricca eredità culturale, materiale e immateriale, della fonderia di San Gavino Monreale e dell’antica fonderia di Villacidro, documentando la storia delle comunità attraverso testimonianze orali, oggetti, scritti e immagini legati alla vita e al lavoro in fabbrica. Il Museo è situato all’interno degli ex magazzini ferroviari, un tempo snodo per il minerale che dalla miniera di Montevecchio era condotto nello stabilimento industriale di San Gavino per la lavorazione. Attualmente ospita un allestimento temporaneo comprendente i materiali raccolti durante la campagna di acquisizione ancora in corso. Tale patrimonio aspira ad essere implementato e arricchito dalle donazioni di tutta la comunità nelle sue molteplici componenti: gli ex lavoratori, protagonisti delle vicende storiche del complesso metallurgico, gli uomini e le donne testimoni del passaggio dalla realtà agro-pastorale alla nuova realtà industriale, le nuove generazioni, che conoscono le fonderie attraverso le tracce ancora presenti nel territorio. Al suo interno si articola in: – area allestimenti: destinata all’esposizione di oggetti e documenti appartenuti alla collettività e alla presentazione, tramite grande schermo, di fotografie d’epoca che ritraggono importanti aspetti del lavoro e della vita della comunità industriale; – area proiezioni audiovisive: è un ambiente dedicato alla visione e all’ascolto delle testimonianze audiovisive dell’archivio del Museo. Attualmente presenta un documentario sulla produzione dei campioni d’argento; – laboratorio didattico: ospita una sezione ludico-didattica dove si potranno realizzare laboratori con le diverse tipologie di utenti (scuole, anziani, famiglie, ecc.) e dove i più piccoli potranno imparare divertendosi con giochi sulle tematiche affrontate nel Museo.

Tutti gli altri Monumenti di San Gavino Monreale

Archivio storico
Casa museo Dona Maxima
Chiesa di San Gavino Martire
Chiesa di Santa Chiara
Chiesa di Santa Croce
Collezione “Nuccio Delunas”
Convento di Santa Lucia
Fonderia
Museo e Centro di documentazione Due fonderie
Palazzo Orrù

Sanluri – I Monumenti

Sanluri: Il paese di Sanluri (Abitanti: 8.546) si trova a metà strada tra la città di Cagliari e quella di Oristano. La sua fortuna e prosperità è dovuta all’ottima posizione geografica: strategica, sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista economico. In passato la sua economia si basava sull’agricoltura, oggi sono in notevole sviluppo la piccola industria e i servizi. Il territorio del comune si estende per circa 90 Km² ed è di natura collinare nella parte più a nord-ovest e pianeggiante nella parte sud.

Sanluri scorcio del castello Monumenti Aperti 2014
Sanluri scorcio del Castello.

Castello
Il castello di Sanluri, unico sopravvissuto degli 88 costruiti in Sardegna, tra il periodo giudicale e medioevale, forse ancora oggi conserva in parte la stessa struttura originale. Ha una forma quadrata con lati lunghi 27 metri, alti 10, e spessi metri 1,80. I lavori iniziarono il 15 agosto 1365, e furono affidati a 20 castellani (operai specializzati) arrivati dalla Catalogna mentre la manodopera era locale. Nel settembre del 1365 il governatore in persona, si recò a Sanluri, per sorvegliare e sollecitare i lavori della costruzione del “Burgum”, in quanto, da un momento all’altro si aspettava l’attacco di Mariano d’Arborea. Con la soppressione del sistema feudale (1836 –1843) da parte del re Carlo Alberto ebbe inizio per il castello un periodo di crescente abbandono. Il castello di Sanluri divenne carcere, fu curia del paese e caserma, fino a quando il generale Nino Villasanta, pluridecorato al valore, nuovo proprietario del castello, ne volle fare, su richiesta del Duca d’Aosta, la sede del museo Risorgimentale inaugurato nel 1927. Il trasferimento dei cimeli avvenne solo dopo i necessari restauri del Castello durati oltre tre anni. Ai cimeli della Grande Guerra del 1915-18, hanno fatto seguito altri, relativi alle precedenti guerre d’Indipendenza. I cimeli più importanti sono: La Bandiera italiana della Vittoria, che venne issata sulla torre di S. Giusto a Trieste il 3 novembre 1918, il Bollettino della Vittoria sottoscritto dal Gen. Armando Diaz e l’Uniforme di guerra ed il tavolo da lavoro del Duca d’Aosta.

Ex Montegranatico in Piazza 7 Agosto 1881
Palazzo storico espressione dell’edilizia civile l’ex Montegranatico ristrutturato dal comune attualmente adibito a Ludoteca e sala congressi, ospiterà il Centro di Documentazione della Sardegna Giudicale. La piazza antistante ricorda i moti del 7 agosto 1881 giorno in cui la popolazione di Sanluri, stanca dell’opprimente carico fiscale, si diresse nella Piazza de su Pottabeddu, per chiedere la sospensione del pagamento della sovrimposta.
Nell’anno 1881 la popolazione di Sanluri versava in una situazione amministrativa gravissima. La situazione finanziaria del paese era gravissima perché, nonostante la grande siccità e il fallimento del raccolto, il carico fiscale fu quasi raddoppiato. La mattina della domenica 7 Agosto 1881 un gran numero di popolani, dopo essersi radunati nel rione S. Martino, si diresse nella Piazza de su Pottabeddu, con lo scopo di incitare l’intera popolazione a chiedere la sospensione del pagamento della sovrimposta. Il gruppo aumentò notevolmente quando a loro si unirono tutti i contadini che dalla vicina parrocchia uscivano dalla messa. Il sindaco Antonio Murru viene condotto nella piazza del Monte Frumentario affinché sollecitasse i funzionari del Monte Granatico ad erogare i sussidi ai più bisognosi. Gli atteggiamenti del sindaco esasperarono gli animi dei rivoltosi, che lo presero a bastonate e lo trucidarono. Si concludeva così quella giornata di Sangue, che aveva portato in carcere numerosi giovani sanluresi solo perché il popolo aveva osato gridare: ABBIAMO FAME.

Chiesa di San Lorenzo
La Chiesa di San Lorenzo sita nel centro storico, si presenta attualmente in buono stato di conservazione, grazie ai restauri cui è stata sottoposta recentemente. Ha due navate, separate da arconi a sesto acuto e coperte a capriate, terminanti in cappelle voltate a crociera. Nella semplice facciata, animata da un piccolo rosone e da un campaniletto a vela a due luci sul quale sono ancora visibili le due campane originarie, datate rispettivamente 1320 e 1434, si aprono i due portali d’ingresso e si addossa il caratteristico porticato, costruito successivamente alla chiesa. Quest’ultima edificata presumibilmente agli inizi del XIV secolo, in stile tardo-romanico, aveva inizialmente una sola navata; venne poi ampliata con l’aggiunta della navatella destra e sottoposta a notevoli rifacimenti. Gli interventi più rilevanti furono effettuati nel sec. XVII (vennero ricostruiti il tetto e le cappelle di San Lorenzo e della Vergine d’Itria e innalzato il loggiato in facciata) ma non mancarono, anche nel XVIII e nel XIX secolo, restauri e trasformazioni (tra questi, il rifacimento della sacrestia). Delle strutture originarie rimane il portale lunettato ed il rosone in facciata e una monofora. A sinistra della navata maggiore, i retabli in legno dorato delle cappelle presbiteriali. Il retablo della cappella di San Lorenzo, realizzato nel sec. XVI in stile rinascimentale, si trovava in origine nell’altare maggiore della chiesa parrocchiale; il retablo di N.S. d’Itria invece, di stile barocco, venne intagliato agli inizi del Settecento proprio per abbellire l’altare in cui si trova attualmente e per ospitare l’antico simulacro della Vergine titolare della cappella.Questa statua, interamente scolpita nel legno ma coperta di abiti e monili appartenenti ad epoche diverse, è di notevole interesse storico – culturale in quanto, nei secoli passati, fu al centro di alcuni episodi prodigiosi: “sudò miracolosamente” in prossimità di eventi funesti, come nel 1652, anno in cui anche Sanluri venne colpita dalla grande peste che imperversava nell’isola.

Tutti gli altri Monumenti di Sanluri

Castello
Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Lorenzo
Chiesa di San Martino
Chiesa di San Pietro
Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Sebastiano
Chiesa di Sant’Anna
Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie
Ex Montegranatico in Piazza 7 Agosto 1881
Museo Etnografico dei Cappuccini
Sa Porta de su Casteddu

Sardara – I Monumenti

Sardara: (Abitanti: 4.341) sorge al centro della pianura del Campidano. Il suo territorio è stato abitato sin da tempi antichi, lo dimostra la presenza del tempio di Sant’Anastasia, databile al IX secolo a.C. Le sorgenti di acque termali e l’equidistanza tra Cagliari ed Oristano ne hanno favorito lo sviluppo. Interessanti dal punto di vista geologico le discariche di due miniere situate in una zona poco distante dal centro abitato. (http://www.comunas.it/sardara/)

Sardara area archeologica nella chiesa di Sant'Anastasia Monumenti Apeti 2014
Sardara area archeologica nella chiesa di Sant’Anastasia

Area archeologica di Sant’Anastasia e Casa Pilloni
L’interesse archeologico del sito di Santa Anastasia è noto già dall’inizio del secolo grazie alle indagini di scavo ivi condotte fin dal 1913. In quell’occasione, fu messo in luce un tempio nuragico del tipo a pozzo, realizzato con massi in basalto e costituito da una camera a pianta circolare, coperta a tholos, profondamente scavata nel suolo, cui si accede mediante una scalinata protetta da uno stretto corridoio, coperto con lastroni disposti a piattabanda. Il Taramelli ha ipotizzato anche la restituzione ideale dei prospetti frontali e laterali dell’edificio sacro, sulla base di alcuni conci in trachite e calcare, ornati con motivi incisi e a sbalzo, rinvenuti non lontano dal pozzo. Questi conci e altri con bozze mammillari in rilievo sembrano pertinenti ad un secondo tempio a pozzo, situato ugualmente nei pressi della chiesa. Nel 1913 fu scavato anche il pozzo, di diametro più ristretto e a sezione conica, conservato all’interno della chiesa, che da il nome al sito. In questo pozzo furono rinvenuti numerosi vasi dell’età del Ferro (VIII sec. a.C.). Scavi effettuati negli anni Ottanta hanno messo in luce un grande recinto ad andamento curvilineo, in parte fiancheggiato da un camminamento di lastre di scisto, all’interno del quale si individuano diverse capanne. Si tratta dei resti parziali di un vasto insediamento nuragico a carattere civile e religioso, protrattosi dal Bronzo Recente alla prima età del Ferro ( fine VIII sec. a.C.) e frequentato occasionalmente anche in tempi successivi. Nel tratto Sud-Est, il grande recinto si addossa ad un ampio vano circolare ( capanna 5), che aveva verosimilmente la funzione di Sala del Consiglio. La capanna 5 ha restituito reperti di straordinaria importanza.

Chiesa di San Gregorio
La Chiesa di San Gregorio fu costruita tra il 1300 – 1325 ed è interessante quale tipico esempio dell’amalgama tra il Romanico ed il Gotico in Sardegna. Il gotico trova le sue espressioni soprattutto negli archetti a leggero sesto acuto, nel rosone della facciata e nella bella bifora gotica dell’abside. Di stile romanico sono invece lo spartito della facciata ed il motivo della falsa loggia di derivazione pisana. La chiesa misura 8 metri per 14 x 1,5 compresa l’abside rettangolare all’esterno con il tetto a tre falde ed è costruita tutta in bella pietra da taglio di calcare bianco con alternanza di pietre di toni più scuri. La bella e suggestiva facciata è spartita da due lunghe lesene polistili gotiche che correggono due arcate poggianti al centro su mensole pensili. Le arcate hanno cornici sagomate. Il portale con architrave e piedritti semplici è incorniciato da un arco gotico a tre nervature prolungatesi fino a terra. Sopra il portale si apre un grande e bel rosone squisitamente gotico. Più oltre troviamo il motivo delle false logge, di derivazione pisana, formato da cinque arcate a cornice curva sagomata, sorrette da quattro colonnine quadrate che scaricano su quattro mensole a sbalzo. Le arcate sono coperte da un cornicione. Il frontone è decorato da undici arcatelle, a sesto spezzato, che seguono le pendenze del tetto. Al culmine di questi c’è un campaniletto, a vela, a bifora, rifatto. L’interno ad una navata, coperta da capriate, termina con l’abside semicircolare all’interno, coperta da semicatino e riceve luce dall’elegante bifora gotica. E’ intonacata di restauro. La chiesa di San Gregorio di Sardara è un interessante esempio di transizione tra il romanico ed il gotico in Sardegna.

Museo Archeologico Villa Abbas
Il Civico Museo Archeologico “Villa Abbas” offre un coinvolgente percorso attraverso il tempo ed entro un territorio geografico ampio e vario, che abbraccia buona parte del Medio Campidano. Attraverso un sentiero ideale è possibile percorrere uno spazio che va dal medioevo al periodo dell’Impero e della Repubblica di Roma, per poi scivolare fra le testimonianze della Civiltà Punica e dell’epoca preistorica, quella dei Nuraghi e prenuragica. Gli uomini di ciascuna di queste epoche si presentano a noi per spiegarci alcuni aspetti della loro vita: quali materiali abbiano usato per procurarsi il cibo, per difendersi, per costruire le proprie case e le strutture di difesa, come abbiano seppellito i propri morti o venerato le divinità in cui credevano, come si siano vestiti o quali gioielli abbiano amato. Il territorio che costituisce la ex XVIII Comunità Montana “Monte Linas”, da Villacidro ad Arbus, e quel tratto della SS 131 compreso tra Sardara e Monastir, offrono gli interessanti scenari (fra colline, pianure e costa) che fanno da sfondo al Museo “Villa Abbas”. Inoltre, numerose fotografie, disegni e ricostruzioni di tombe romane o dell’atelier di produzione di materiali da costruzione di epoca tardo medievale, aggiungono a questa passeggiata nella storia la gradevolezza di un percorso che stimola la fantasia, mentre, senza annoiare, permette a tutti di conoscere il nostro passato, sia illustre che quotidiano. Un modo quindi per visitare la Sardegna e immergersi nella millenaria storia dei Sardi. In tutto il Museo si svolge il percorso tattile. È possibile, inoltre, visitare il Santuario Nuragico con Tempio a Pozzo di S.Anastasia inserito nel centro storico di Sardara.

Villa Diana e Piazza Emilio Lussu
Il villino in stile liberty venne realizzato da don Antonico Diana, figlio di Ernesto, nella grande proprietà di famiglia che occupava l’intero isolato, lungo la via Umberto I, all’angolo con l’attuale via Regina Margherita: l’edificio risulta non essere mai stato abitato e oggi ospita le sedute del consiglio comunale e l’archivio storico comunale. La piazza Emilio Lussu rappresenta uno spazio dal notevole valore artistico grazie alle statue in pietra realizzate dal maestro Pinuccio Sciola.

Sassari – I Monumenti

Sassari: Città vivace, che alla bellezza unisce la virtù dell’ospitalità, Sassari è teatro di eventi festosi e animati che ogni anno attraggono numerosi visitatori. Il 14 agosto si celebra la festa dei Candelieri: i membri dei gremi – antiche corporazioni di arti e mestieri – accompagnano in processione da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem dieci imponenti ceri di legno decorati che rappresentano le rispettive categorie dei gremi. La festa, dalle origini antichissime, è dedicata alla Madonna Assunta. Sassari vive un appuntamento di puro spettacolo anche in occasione della celebre Cavalcata, che si svolge la penultima domenica di maggio in occasione dell’Ascensione, con esibizioni di abilissimi cavalieri impegnati in virtuosismi equestri. Non solo festa: la città è un rinomato centro di tradizioni enogastronomiche, che regalano piatti in grado di rendere indimenticabile una visita alla città. In primo luogo le lumache, preparate con ricette diversificate e saporite; ed anche la rinomata “ziminata”, un prelibato piatto fatto con interiora di vitello arrosto.

Cimitero Monumentale di Sassari Monumenti Aperti 2014
Cimitero Monumentale
La realizzazione del Cimitero Monumentale, inaugurato il 12 luglio 1837, venne affidata dal Comune all’Architetto Angelo Maria Piretto a seguito delle pressanti sollecitazioni del Vicerè di Sardegna, che ancora nel 1836 invitava le amministrazioni locali alla predisposizione di camposanti situati a mezzo miglio dall’abitato, secondo le direttive dell’editto napoleonico di Saint Cloud. Ricavato nell’orto adiacente il convento e la chiesa di San Paolo, il cimitero monumentale, dopo un primo periodo di forti avversità da parte del clero e di una nobiltà restia a rinunciare allo ius sepeliendi, ovvero al diritto alla sepoltura entro il perimetro della chiesa, diventò la principale area funeraria della città, tanto che un primo ampliamento si rese necessario già nel 1839. La seconda metà del XIX secolo, a seguito dell’affermarsi della borghesia nella società dell’epoca, fu caratterizzata dalla costituzione di numerose tombe di famiglia, col tempo sempre più imponenti e arricchite da sculture prevalentemente in stile verista. Queste vere e proprie opere d’arte funeraria, realizzate da validi artisti sardi e provenienti dalla Penisola, tra i quali lo scultore piemontese Giuseppe Sartorio, particolarmente apprezzato in tutta l’isola, accentuano la dimensione commemorativa individuale secondo un’idea di decoro tipicamente borghese.
Sabato 4 maggio visite guidate alle 17.00 e alle 19.00, domenica 5 maggio visite guidate alle 10.30, 11.30, 17.00, 19.00

Altare prenuragico di Monte d’Accoddi
Il complesso megalitico di Monte d’Accoddi, costituito da un altare, un villaggio e una necropoli, è stato messo in luce nel corso di diversi interventi di scavo, intrapresi da E. Contu (1952-58) e da S.Tinè (1979-89). L’altare, denominato “Tempio a gradoni”, è costruito con grandi blocchi posti su un unico paramento, ha forma tronco-piramidale ed è preceduto da una rampa. Presso questo luogo sacro si riunivano probabilmente comunità provenienti da tutta la Sardegna, per celebrare riti legati alla fertilità, attestati da ingenti resti di pasti rituali. La forma complessiva di questo monumento, non trova finora alcun confronto né in Sardegna né in tutto il Mediterraneo e presenta alcune analogie con le ziggurat della Mesopotamia del III millennio. L’altare, databile al tempo delle Culture di Filigosa e Abealzu (3200-2700 a.C. datazione calibrata), fu edificato su un precedente edificio sacro alla fine della Cultura di Ozieri o all’inizio della Cultura di Filigosa (4000-3200 a.C. datazione calibrata). Il primo monumento, denominato “Tempio Rosso” in quanto presenta le murature intonacate e dipinte con ocra, ha una forma troncopiramidale, è preceduto da una rampa ed è sormontato da un sacello, del quale si conservano i muri perimetrali, l’ingresso e parti del pavimento. Alla fase della Cultura di Ozieri si riferisce anche un villaggio, le cui tracce sono state evidenziate nel corso degli scavi. Questo insediamento era connesso ad un’area di culto megalitica, attestata da un menhir e da due lastre sacrificali di cui una in trachite e quella di maggiori dimensioni, in calcare. Vicino a questa lastra, sono state collocate due pietre sferoidali, di incerto significato (il sole e la luna?) ma di indubbio valore sacrale. Ad età Abealzu (2700 a.C.) risalgono i resti di strutture abitative ad est del “Tempio a gradoni”, tra cui una capanna pluricellulare denominata “Capanna dello stregone” al’interno della quale sono stati ritrovati vasi che contenevano alcuni oggetti di tipo amuletico. A questa stessa fase si riferisce la stele in granito sulla quale è scolpita una divinità femminile, ritrovata alla base del muro perimetrale settentrionale dell’altare. Nella prima età del Bronzo (1800 a.C.) il santuario doveva già da tempo essere stato abbandonato e il luogo, che oramai aveva perso la sua la sacralità, viene utilizzato per collocare una sepoltura di bambino. Durante l’ultima guerra, sulla collinetta artificiale che ricopriva il monumento, viene scavata una trincea per gli impianti di batterie contraeree, che causa danni alle strutture sugli strati superiori e, probabilmente, la distruzione della cella del secondo altare, di cui si ipotizza la presenza.

Santa Maria di Betlem e Piazza d'Italia Sassari Monumenti Aperti 2014
La storia della Sardegna del Nord passa per Sassari, città della cultura, della politica, delle tradizioni e capoluogo della provincia più turistica dell’isola. Circondata dalle campagne della Nurra, è nata nel XII secolo attorno a un borgo che si chiamava Tathari. Diventata presto capitale del giudicato di Torres, offre oggi monumenti ed edifici di valore storico fondamentale. Il centro storico di Sassari, fatto di vie irregolari, vicoli e minuscole piazze, rappresenta una felice anomalia urbanistica che caratterizza la città e la rende diversa da tutte le altre. Dal duomo di San Nicola di Bari alla maestosa chiesa di Santa Maria fino alla basilica di San Pietro in Silki è un succedersi di bellezze architettoniche inserite in una città insieme antica e moderna, di cui la perla indiscussa è la fontana del Rosello, eretta da artisti genovesi nel 1606, dove l’acqua sgorga da diverse maschere di leone. Sassari offre il suo più alto contributo alla tradizione con la festa dei Candelieri, che si celebra il 14 agosto nelle vie affollate di turisti.

Chiesa di Santa Maria in Betlem
Di fondazione romanica (XII sec.), nel corso del Duecento con l’arrivo dei francescani venne ampliata a seguito dell’introduzione in città dei nuovi canoni del gotico di area tosco-umbra. Con la conquista aragonese, la chiesa venne adeguata alla spazialità di area catalana che comportò l’ampliamento dell’aula e del corto transetto con cappelle laterali voltate a crociera, mentre fu conservata inalterata l’originaria copertura dell’aula con capriate lignee. Nell’ambito di un vasto progetto di ampliamento e trasformazione della chiesa risalente alla prima metà dell’Ottocento si costruì la nuova cupola e la chiesa arrivò ad assumere l’aspetto attuale, unitamente all’intero complesso conventuale ricco di preziosi elementi architettonici e decorativi, ancora oggi visibili. Tra le opere custodite la più antica è sicuramente la Madonna di Bethlem o della Rosa, statua in legno policromo di scuola catalana, databile al XIV secolo. Dalla sagrestia si accede al chiostro di origine duecentesca all’interno del quale è possibile ammirare la fontana cosiddetta del Brigliadore. II 14 agosto di ogni anno, da cinque secoli, le antiche corporazioni di arti e mestieri sciolgono il voto alla Vergine Assunta esposta all’interno della chiesa con l’offerta di dieci ceri di legno in occasione della discesa dei Candelieri.

Palazzo Giordano Apostoli Monumenti Aperti 2014 Sassari
Palazzo Giordano Apostoli L’edificio, in stile neogotico, fu costruito nel 1878. Di pianta rettangolare, si articola su tre livelli a sviluppo orizzontale. Il piano terra, rivestito in trachite a bugnato rustico, presenta centralmente un imponente portale d’ingresso. Le sfarzose sale interne sono anch’esse decorate e arredate in stile neogotico, ricche di fregi, stucchi e affreschi. Di particolare interesse la cosiddetta “sala gialla”, oggi salone di rappresentanza, e lo scalone con ricorrenti motivi decorativi che rivelano uno straordinario bestiario di ascendenza medioevale.
Domenica 4 maggio visite guidate ogni ora la mattina dalle 10.00 alle 13.00 e il pomeriggio dalle 16.00 alle 19.00

Parco di Monserrato
Il più grande polmone verde di Sassari viene restituito alla città dopo un lungo intervento di restauro conservativo. Situato alla periferia della nucleo urbano, Monserrato ha per Sassari un grande valore simbolico e storico, in quanto tutta la proprietà era indubbiamente la più importante delle tenute nobiliari del territorio cittadino. Nella seconda metà del XIX secolo il Parco assunse l’attuale impianto neoclassico, vennero predisposti manufatti di pregio architettonico quali il Tempietto delle Acque, il Ninfeo, la Torre e la Vasca del Belvedere, in stile neogotico: una vera e propria opera d’arte, progettata sfruttando le naturali pendenze del territorio e concepita come sistema integrato di architettura e natura. Sono state interessate dal restauro l’antica casa colonica e la chiesetta annessa che oggi offre un servizio di ristorazione. L’accesso pedonale è situato in prossimità dell’asse centrale del Parco, dietro la Vasca delle Rane, che rappresenta il punto iconologico di tutto il giardino. Il Parco ha conformazione irregolare e si estende per circa sei ettari. Al suo interno presenta una varietà di piante che creano chiusure e squarci improvvisi sulle più belle viste prospettiche della città. Si succedono esemplari pregiati di palme, agrumi, carrubi, olivi e olivastri, melograni, magnolie, cipressi, salici, lecci, tigli, pini, ippocastani e siepi di lentisco.

Parco di Monserrato Il più grande polmone verde di Sassari.
Parco di Monserrato
Il più grande polmone verde di Sassari.

Tutti gli altri Monumenti di Sassari

Altare prenuragico di Monte d’Accoddi
Argentiera – Museo della Miniera
Banco di Sardegna – Sala Siglienti
Casa Cugurra
Castello Aragonese
Cattedrale di San Nicola
Chiesa della Madonna del Carmelo
Chiesa delle Monache Cappuccine
Chiesa di San Donato
Chiesa di San Giacomo
Chiesa di San Giuseppe
Chiesa di San Michele
Chiesa di Sant’Anatolia
Chiesa di Sant’Apollinare
Chiesa di Santa Caterina
Chiesa di Santa Maria in Betlem
Cimitero monumentale
Cinta Muraria
Convitto e Azienda Agraria Istituto N. Pellegrini
Ex Ospedale Civile Santissima Annunziata
Ex Tipografia Chiarella
Giardini dell’Istituto Agrario
Le Cantine del Duca
Le Stanze del Duca
Liceo Artistico “F.Figari”
Liceo Classico “Azuni”
Mus’A – Pinacoteca al Canopoleno
Museo Archeologico Nazionale “G. A. Sanna”
Museo Diocesano
Museo Storico della Brigata Sassari
Palazzina Acquedotto
Palazzina Tome’
Palazzo D’Usini
Palazzo della Frumentaria
Palazzo della Insinuazione
Palazzo della Università
Palazzo di Citta’
Palazzo di Don Simone Manca di Mores
Palazzo Ducale
Palazzo Giordano Apostoli
Palazzo Infermeria San Pietro
Parco di Monserrato
Piazza Azuni
Piazza Castello
Piazza Tola
Rifugio antiaereo
Santuario di Nostra Signora del Latte Dolce
Scuola San Donato
Torre di Porta Sant’Antonio
Villa Sant’Elia

 

 Per maggiori informazioni visitare il sito : www.monumentiaperti.com

 

 

 

Codrongianos
Codrongianos – I Monumenti
Codrongianos – I Monumenti
All original content on these pages is fingerprinted and certified by Digiprove
Translate »
1 Condivisioni
Condividi1
+1
Tweet
Pin
Email