Mensa Scolastica: meglio una pizza di un pasto completo?

Aggiornamento dell’articolo “Bampè Mensa e Fattorie Didattiche

Secondo l’assessore alla Pubblica istruzione Alessio Marras, Il Comune spende 3 milioni all’anno per i pasti nelle scuole, Ravioli, tortellini, arrosti, frutta e verdura mousse al cioccolato, ogni giorno il 30-40 per cento si butta via.
Per questo, afferma Marras, stiamo pensando di rivedere il capitolato di appalto del servizio. Non è ammissibile buttar via soldi quando non è necessario, il risparmio ottenuto potremmo utilizzarlo per altro. E dobbiamo anche da tenere conto del fatto che a fronte di una spesa di tre milioni, l’amministrazione incassa dalle famiglie con i buoni appena il 33 per cento, mentre in altri Comuni questa quota supera il 50.
In un periodo in cui davvero molte famiglie tirano la cinghia è incredibile che tutto questo bendidio avanzato non può essere dirottato verso chi ne avrebbe bisogno.
Ma come mai i bambini non mangiano alla mensa? Forse le pietanze non sono di loro gradimento?
In primo luogo c’è una questione di quantità, afferma Marras, le famiglie e quindi i loro figli ormai raramente fanno un pranzo completo di primo, secondo e contorno. E l’abbondanza di scelta che gli alunni trovano a scuola diventa eccessiva per le loro abitudini. In secondo luogo, proprio perchè in casa si cucina di meno, i ragazzini non conoscono molte varietà di alimenti e li rifiutano in mensa.
Il nostro menù scolastico è molto bilanciato e vario rientra in un progetto di educazione alimentare studiato appositamente affinchè, fin dall’infanzia, ciascuno possa essere indirizzato a una corretta alimentazione. Ma se anche le famiglie non seguono buone pratiche, il nostro sforzo diventa inutile, serve davvero che noi offriamo una così ricca gamma ai bambini se poi siamo costretti a buttare via un terzo delle portate, non sarebbe meglio allora, dare un piatto unico? La pizza, ad esempio, trova sempre d’accordo tutti. O perché non offrire frutta e verdura, poco apprezzate dai bambini, all’inizio del pranzo per spingerli a mangiarle?

Stralcio di un’intervita all’Assessore Marras, fonte La Nuova Sardegna.

Un’ipotesi agghiacciante, se i bambini non sono abituati a fare un pasto completo in famiglia, forse bisogna chiedersi perchè, forse la famiglia non può permettersi un pranzo completo, o forse gli impegni di lavoro dei genitori, e in molti casi del genitore, impediscono alla famiglia di riunirsi tutti insieme a pranzo, come si faceva una volta. Ma dire che meglio una pizza che tentare di educare un bambino alla giusta alimentazione, e per giunta dare la colpa ai genitori (anche se effetivamente ce l’hanno) non è una soluzione sociologicamente e pedagogicamente valida.
I bambini oggi devono fare dieta da giovani perchè il rischio obesità è altissimo, dovuto ai cibi che la società ci mette alla portata, bombardandoci di pubblicità nelle tv. Una volta si andava nel cortile o in piazza a giocare, a correre e a bruciare le calorie, oggi se non hai i soldi per pagarti una palestra ( anche se poi le istituzioni ti rimborsano, totalmente o in parte), i figli rimangono in casa, o vanno ai giardini pubblici, in cui è vietato tutto. Per forza i ragazzi si attaccano alla playstation, costa di meno e li tiene occupati.
Quando il Governo e le Istituzioni troveranno il modo di restituire il lavoro alle persone, ed il costo della vita sarà equo, rapportato agli stipendi dei lavoratori, allora credo non ci sarà bisogno di mense, perchè i bambini torneranno a mangiare a casa, dove le famiglie si riuniranno di nuovo, e saranno famiglie di cinque, sei e anche sette fratelli, come erano una volta ai tempi di mio nonno.

 

Piero Cossu

Piero Cossu

Staff del Portale Le vie della Sardegna, responsabile della Rubrica di Piero.

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