Libertà di stampa. Sardegna 1 rischia la chiusura.

Come molti ormai sanno, la libertà è un sostantivo alla vita di ogni giorno, senza libertà non possiamo vivere, non possiamo respirare, non possiamo essere umani o uomini degni di questo nome, senza la libertà ci riduciamo a bieche entità anelanti verità traverse, senza la libertà il nostro essere non ha possibilità di trovare una valvola di sfogo e giorno dopo giorno si spegne in una monotona e ripetitiva agonia che è la rassegnazione.

Parlare, discutere, commentare, argomentare, e scrivere la propria opinione su qualcosa, esprimere un giudizio ragionato e non offensivo, senza ledere la libertà altrui di essere considerato così come si è, è il primario indice di libertà dell’uomo inteso come essere umano che pensa e si confronta con il prossimo. Togliere o ridurre la libertà di espressione, spesso concentrata nella carta stampata dove prende il nome di libertà di stampa, è equivalente ad uccidere non una persona, ma un’intera popolazione.

sardegna uno in sciopero
Gli operatori di sardegna 1 Tv

Nella nostra Sardegna, si sono avvicendate negli anni molte testate giornalistiche e altrettante emittenti televisive. A partire dagli anni 80, la popolazione sarda vede nelle proprie case l’ingresso di una nuova emittente televisiva con l’annesso telegiornale locale, Sardegna UNO. Nata nell’anno 1984 per iniziativa dell’editore Paolo Ragazzo con la denominazione di “Sardegna 1 Tv”, questa emittente si fonde nel 1986 con “Tele Sardinia”,  il 7 gennaio 1987 prende vita il telegiornale di Sardegna Uno diretto da Sandro Angioni, un ex giornalista di Videolina che in breve tempo diventa il fiore all’occhiello dell’emittente e dell’informazione regionale.

Una storia quasi trentennale, che oggi rischia di diventare una storia chiusa a causa di una serie di licenziamenti che la nuova proprietà dell’emittente sarda ha messo in opera il 4 febbraio 2014 (pochi giorni dopo la scadenza dei contratti di solidarietà in vigore da 2 anni). I vertici dell’emittente licenziano 13 dipendenti su 27; 5 giornalisti, 4 tecnici della messa in onda, 2 dipendenti dell’area produzioni, un dipendente dell’area tecnica e un amministrativo.

La crisi vera inizia nel gennaio del 2012, quando l’editore Giorgio Mazzella, a causa del crollo degli ascolti, al calo delle entrate pubblicitarie ed a scelte editoriali definite da più fonti, assai discutibili, licenzia in tronco alcuni capiservizio, ed il redattore Sanjust.

In seguito a questi licenziamenti e alla mancata attivazione dei contratti di solidarietà, vennero proclamate 3 giornate di sciopero. Dopo settimane di lotte sindacali, la crisi rientra grazie ad un accordo tra azienda e sindacati che consente l’attivazione dei contratti di solidarietà, con la rinuncia da parte di tutti i dipendenti a parte degli stipendi per salvare l’emittente e permettere alla stessa di recuperare risorse umane preziose, ed evitare licenziamenti.

sardegna_uno_emittente tv sardaLa questione acquista un sapore di beffa, dopo che Sardegna UNO, con in dote un finanziamento di 268 mila euro per l’acquisto di materiale di archivio per la Libreria Digitale, viene acquistata per soli 4000 euro dall’attuale proprietà della testata giornalistica. Anche per i meno smaliziati e per i più assonnati, questa assume  i connotati di un’azione da pescecane, tant’è che l’azienda ha atteso fino al 31 Gennaio di quest’anno (data dopo la quale scadevano i contratti di solidarietà), per annunciare ed attuare i tagli.

Gli incontri chiesti dai sindacati hanno prodotto solo inutili rinvii, ed hanno ottenuto solo insulti e provocazioni da parte dell’azienda, che ha dimostrato la sua totale incapacità di assolvere agli oneri acquisiti verso i propri dipendenti, anche se la Regione ha sospeso il finanziamento per evitare che i licenziamenti venissero infine pagati con i soldi dei contribuenti.

Nel frattempo i lavoratori dell’emittente sarda hanno proclamato uno sciopero totale fino al 6 marzo, data in cui si terrà il prossimo incontro con i vertici dell’azienda per conoscere le sorti di tutti i dipendenti, attualmente in mobilità.

Che ne sarà della libertà di quei lavoratori di fare il proprio mestiere? Che ne è della libertà di stampa, quando sporchi giochi economici tagliano la speranza della continuità lavorativa di numerosi giornalisti, in un periodo dove se perdi un lavoro non ne ritrovi un altro?

Ci uniamo spiritualmente alla lotta dei giornalisti di Sardegna 1, poiché capiamo i biechi tentativi di imprenditori senza scrupoli di smantellare pezzo a pezzo la nostra Sardegna, prendendosi anche soldi pubblici.

 

Piero Cossu.

Piero Cossu

Staff del Portale Le vie della Sardegna, responsabile della Rubrica di Piero.

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