La montevecchio di Alberto Castoldi

La Montevecchio di Alberto Castoldi

Guspini: Presentazione libro "La montevecchio di Alberto Castoldi" lunedì 14 luglio 2014 alle ore 18.30 presso il palazzo della Direzione di Montevecchio

“La Montevecchio di Alberto Castoldi”, edita da Carlo Delfino e scritta da Paolo Fadda (profondo conoscitore delle vicende legate alla miniera e ai suoi protagonisti), è una biografia che racchiude la vita, i successi, i luoghi del grande imprenditore. L’opera contribuisce a meglio comprendere il valore della raccolta degli oggetti, delle memorie, degli strumenti di lavoro e dei ricordi fotografici della straordinaria “Collezione Castoldi”, ordinata in quella che fu la sua residenza, il palazzo della Direzione di Montevecchio.

L’ing. Alberto Castoldi

Figlio del sassarese Antonio Castoldi Solinas e della cagliaritana Maria Rita De Gionannis Gianquinto, Alberto Castoldi nacque a Cagliari (nella contrada di Sant’Eulalia) a metà del XIX secolo. Nipote del professore e giurista Giovanni De Gioannis Gianquinto e del professore Canonico Alberto De Gioannis Gianquinto (fratelli della madre), rimase orfano di padre a soli 7 anni (il padre morì nell’estate del 1855 durante l’epidemia di colera che colpì impietosa la città di Sassari). Entrò in collegio prima a Cagliari e poi a Sassari grazie al sostegno asegnatogli dagli enti pubblici della Sardegna per essere un’allievo degno di sostegno. Fu lo stesso zio Alberto che, vedendo gli ottimi risultati conseguiti al liceo di Sassari, gli procurò una borsa di studio all’Università di Pavia dove, nel 1871, si laureò in “matematiche pure” con il massimo dei voti. La famiglia del padre, sassarese, era legata d’amicizia alla famiglia dell’imprenditore minerario Giovanni Antonio Sanna, proprietario delle Miniere di Montevecchio. Fu grazie a questo legame e alla sua eccellenza accademica che gli fu offerta una borsa di studio all’istituto di ingegneria mineraria di Freiberg (Technische Universität Bergakademie Freiberg). Partì dunque alla volta della Germania nell’estate del 1871 per conseguire cum laude tre anni dopo la laurea d’ingegnere minerario. Il suo rientro in Italia coincise con la morte di Giovanni Antonio Sanna, che già lo aveva scelto e designato come marito della sua quarta ed ultima figlia Zelí. Il Sanna morì nel febbraio del 1875 ed Alberto sposerà Zelí nel giugno dello stesso anno. Entrò in Parlamento nel 1880 e ci restò fino al 1913: fu deputato per ben nove legislature. L’ingegnere Castoldi divenne Direttore Generale delle Miniere di Montevecchio nel febbraio 1877, con responsibilità tecniche e ammisnistrative e con l’obbligo di risiedere a Montevecchio (per almeno otto mesi all’anno). Con lui si iniziarono una serie di lavori che diedero grande impulso al villaggio di Genna Serapis (oggi Montevecchio): si completò la costruzione della strada ferrata che collegava Montevecchio a San Gavino Monreale, si costruì il Palazzo della Direzione, nel 1877 si costruì l’ospedale, nel 1878 entrò in funzione la laveria Generale Alberto La Marmora, nel 1886 si acquistarono per 200.000 lire le concessioni di Sciria e Piccalina, nel 1892 iniziò la produzione. L’ingegnere Castoldi restò in carica fino al 1904 lasciando dietro di sé una lunga storia di successi e di importanti record di produzione.

Le competenze tecniche dell’ingegnere Castoldi, la sua profonda conoscenza dell’arte mineraria e le sue capacità di gestione erano notevoli. Grazie ai grandi sviluppi da lui voluti, la miniera che arrivò a contare anche più di 1.000 operai, era diventata la più grande del Regno d’Italia. Dopo il suo volontario e meritato ritiro, la direzione passò a suo genero, l’ingegnere Sollmann Bertolio, marito di sua figlia Enedina.

Panorama di Guspini Foto del sito del Comune

Guspini Importante centro del Medio Campidano, Guspini abbraccia un vasto territorio. Dai villaggi abbandonati di Montevecchio, presso le vecchie miniere, abbracciati da una natura folta e incontaminata, al centro abitato, con i suoi millenari basalti colonnari e le aiuole a tema, questo comune offre splendidi scorci e suggestivi paesaggi.

Palazzina del direttore della miniera a Montevecchio Comune di Guspini Sardegna

Guspini – Complesso museale di Montevecchio – Palazzina della Direzione

Indirizzo: Piazzale Rolandi – Montevecchio – 09036 Guspini
tel. info point 070 973173 – cell. 389 1643692
Ente titolare: Comune di Guspini
Gestione: Comune di Guspini
Orari: estivo (dal 1 maggio al 30 settembre): tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 (partenza visite alle 10.00 e alle 12.00) e dalle 16 alle 20.00 (partenza visite alle 16.00 e alle 18.00) alternando le visite alpalazzo della direzione con quelle delle strutture minerarie di superficie. Invernale (dal 1 ottobre al 30 aprile): dal martedì al venerdì aperto su prenotazione per gruppi di minimo 10 persone. Sabato e domenica dalle 10 alle 13 (partenza visite alle 10.00 e alle 12.00) e dalle 15 alle 18.00 (partenza visite alle 15.00 e alle 17.00) alternando le visite al palazzo della direzione con quelle delle strutture minerarie di superficie.
Biglietto: solo Direzione: intero € 6 ridotto € 4 (bambini 6-10 anni, gruppi min. 20 persone, over 65) esenti (bambini fino a 6 anni, disabili); due percorsi: intero € 9 ridotto € 6 (bambini 6-10 anni, gruppi min. 20 persone, over 65) ridotto scuole Guspini € 2 esenti (bambini fino a 6 anni, disabili); tre percorsi : intero € 14 ridotto € 9 (bambini 6-10 anni, gruppi min. 20 persone, over 65) ridotto scuole Guspini € 2 esenti (bambini fino a 6 anni, disabili).

Servizi Visita guidata.
sito web: www.minieramontevecchio.it
e-mail: info@minieramontevecchio.it

Palazzina del direttore della miniera a Montevecchio Guspini - Complesso museale di Montevecchio - Palazzina della Direzione

Il Museo Le miniere di Montevecchio, ricche di piombo e zinco, sono state, sino gli anni Sessanta del Novecento, tra le più importanti d’Europa. Oggi, in quanto parte del Parco geominerario della Sardegna, sono riconosciute dall’UNESCO “Patrimonio umanità”, e acquisiscono ulteriore celebrità quali set di film di successo – “Il figlio di Bakunin”, tratto dal romanzo di Sergio Atzeni – e perché inserite in una cornice naturale, marina e montana, di rara bellezza: con dune sabbiose, cervi selvatici, macchia mediterranea e sottobosco dalle svariate specie botaniche. L’attività estrattiva, intrapresa intorno alla metà dell’Ottocento, quando il re Carlo Alberto ne conferì la concessione perpetua al sassarese Giovanni Antonio Sanna, col suo intensificarsi nel tempo, determinò il sorgere di un importante e avanzato contesto edilizio, industriale e civile: le case dei minatori, l’ospedale, la chiesa, i campi sportivi e il cinema, le sale da ballo e il ristorante, l’albergo e la palazzina direzionale in stile liberty, oggi museo. Progettata ed edificata per volontà dello stesso Sanna tra il 1870 e il 1877, nell’abitato di Gennas, la Palazzina della direzione era il cuore pulsante degli stabilimenti minerari di Montevecchio. Secondo l’idea originaria, avrebbe dovuto ospitare gli uffici amministrativi, una piccola chiesa e l’abitazione di Sanna, il quale in realtà non vi abitò mai, poiché morì nel 1875, due anni prima della fine dei lavori. Inizialmente la palazzina fu sede degli uffici al pianterreno, dell’archivio al primo piano, dell’abitazione del direttore al secondo, e, nel sottotetto, degli alloggiamenti della servitù. Negli anni, perse la funzione abitativa e fu quasi interamente destinata agli uffici. La ridestinazione d’uso comportò la perdita di molte pitture murali, coperte dall’imbiancatura a calce, oggi in parte riportate alla luce grazie a mirati interventi di recupero. La visita si snoda attraverso i tre piani dell’abitazione, pregevolmente affrescati in stile liberty, che propongono la ricostruzione degli arredi d’epoca dislocati nei vari ambienti: sale da pranzo e da tè, fumoir, stanze da letto e una serie di salotti, studio e biblioteca. La sala blu o salone delle riunioni è la vera protagonista del palazzo: destinata agli incontri ufficiali e ai ricevimenti, deve il suo nome alle decorazioni (affreschi e stucchi) che ne ornano a tutto campo le pareti e la volta. Intorno ad uno dei numerosi camini dell’appartamento si sviluppa un elegante salotto di poltrone, divani e specchi dorati che, insieme a un maestoso pianoforte a coda, danno vita all’ambiente, un tempo teatro di feste e serate musicali. Contrariamente a quanto avvenuto nel resto dell’edificio, la sala è stata mantenuta integra nella sua maestosità, quale locale dirigenziale e di rappresentanza. Pochi gradini e il visitatore lascia i fasti borghesi per raggiungere il sottotetto, dove sono allestiti gli ambienti più modesti, ma non per questo meno interessanti, destinati alla servitù, che nella Direzione lavorava e dimorava: l’ampia cucina, che mostra numerosi tegami e utensili in rame appesi alle pareti, la piccola stanza da pranzo e le camerette, arredate in modo semplice e funzionale. La visita della Palazzina offre un interessante spaccato dello stile di vita della famiglia del direttore della miniera, perfettamente in linea con gli standard alto-borghesi italiani ed europei del tempo e distante dai modi di vita della servitù, come dimostrano, all’interno della stessa Palazzina, la pianificazione degli spazi e le scelte d’arredo.

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