Fiorenzo Serra personaggio illustre originario di Porto Torres

Fiorenzo Serra

Persona notevole originaria di Porto Torres fu il regista Fiorenzo Serra (Porto Torres 1921 – Sassari 2005). Fra il 1949 e il 1982 girò 58 documentari, fondamentali dal punto di vista etnografico e realizzati con la collaborazione dei principali intellettuali sardi. L’ultimo pugno di terra (1965) è considerato il suo film più importante. Realizzato con il sostegno della Regione per “accompagnare” il primo “Piano di Rinascita”, il lungometraggio indaga in maniera realistica la situazione sarda del tempo. Ebbe il premio Agis nel Festival dei Popoli di Firenze.

Fiorenzo Serra Regista Sardo

 

Fiorenzo Serra, il più grande documentarista della Sardegna, è morto nell’autunno del 2005 mentre progettava un nuovo lavoro per il quale programmava di restare a lungo in laboratori romani, viaggiando avanti e indietro tra Sassari e Roma. Voleva recuperare tutti gli spezzoni di negativi e positivi del suo film del 1964, “L’ultimo pugno di terra”, di cui esiste ormai solo la copia positiva della Regione Sardegna, per riversarli in digitale. Voleva montare un nuovo film dal vecchio, riordinando gli spezzoni secondo un diverso, particolare progetto. Teneva soprattutto ad inserire titoli, sottotitoli, nomi, didascalie, correggere luci e “spuntature” per arrivare ad un master in digitale che ci restituisse un film che aveva avuto in passato una storia tanto travagliata.  “L’ultimo pugno di terra” fu realizzato col patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna per celebrare il primo Piano di Rinascita. Nel disegno di legge regionale di bilancio del 1959 si trova questo titolo: “Film lungometraggio sulla rinascita”, e su proposta dell’Assessorato alla Rinascita si stanziano 30 milioni di lire per “un film documentario lungometraggio che corrisponda a tutti i requisiti di spettacolarità ma che non costituisca una semplice opera di propaganda”. L’opera dovrà “rappresentare un valido e duraturo documento dell’attuale situazione economico-sociale ed umana della Sardegna – illustrare, partendo dalla visione complessiva dell’oggi, la grandezza dell’opera storica che sta per intraprendersi e la sua notevole utilità per l’economia non soltanto nazionale”. Il film in oggetto, che ha il gravoso compito di promuovere l’isola investita dal Piano di Rinascita, è appunto “L’ultimo pugno di terra”. Occorsero due anni di riprese per portare a termine il lungometraggio che fu presentato in anteprima al cinema Fiamma di Cagliari per la Giunta regionale. L’impegno artistico e tecnico di Serra fu apprezzato ma la rappresentazione della Sardegna investita dal Piano di Rinascita non poteva e non doveva essere tanto dolorosa e malinconica.
Nonostante nel 1966 il film vincesse un premio al Festival dei Popoli, la più prestigiosa rassegna del cinema documentario in Italia, dopo quella data sparì dalla circolazione.  Una lettera scritta da Fiorenzo Serra sul finire degli anni Cinquanta e inviata all’Assessorato alla Rinascita è stata ritrovata negli archivi della Presidenza della Giunta. Il testo, inglobato in una delibera del 1959 che accoglie le richieste del regista, illustra le ragioni del film.

Filmato fiorenzo serra

Lettera di Fiorenzo Serra testo originale

Seduta della Giunta Regionale sarda del 13 ottobre 1959 (testo della delibera)

Film lungometraggio sulla Rinascita
L’on.le Assessore alla Rinascita sottopone all’esame della Giunta, illustrandola, la seguente proposta formulata in data 16 luglio 1959 dal dott. Fiorenzo Serra per la realizzazione di un film a lungo metraggio sui problemi e sugli aspetti della Rinascita della Sardegna. “Facendo seguito ai colloqui avuti con lei, le scrivo ora per rinnovarle, in termini più precisi e dettagliati, la mia proposta per la realizzazione di un film a lungometraggio sui problemi e gli aspetti della Rinascita della Sardegna. È indiscutibile che fra i vari mezzi utili e opportuni affinché tali problemi, rimasti finora dominio esclusivo di specialisti e di studiosi, possono trovare un più ampio campo di discussione e possano essere propagandati presso un vasto pubblico, il mezzo cinematografico occupa un posto di primo piano. La realizzazione di un lungometraggio documentario, che risponda a tutti quei requisiti tecnici che il pubblico richiede (film a colori e cinemascope) e che rientri quindi nell’ambito del film spettacolare, è la via più sicura per giungere a tale scopo. Si tratta di realizzare un film che non costituisca una semplice opera di propaganda, ma che possa rappresentare invece un valido e duraturo documento sull’attuale situazione economica, sociale ed umana della Sardegna, un tentativo di illustrare con la massima chiarezza ed obiettività i problemi ad essa connessi e di rendere allo stesso tempo chiare ed evidenti al pubblico nazionale ed internazionale le speranze e le attese dell’intero popolo sardo. Si dovrebbe cioè realizzare un grande affresco corale che possa suggerire, a noi stessi ed agli altri, il senso più vero profondo e suggestivo della realtà di questa terra (a tutt’oggi ancora sospesa fra passato ed avvenire) ed illustrare eloquentemente il valore e la portata storica del suo attuale divenire. Nell’ambito di una tale impostazione non bisognerà perciò dimenticare di mettere in evidenza alcuni aspetti particolari della realtà sarda, utili ad una più profonda e definitiva conoscenza dei problemi riguardanti lanostra regione. Così, la situazione di spopolamento dell’Isola e le grandi possibilità di sviluppo non solo economico ma anche demografico che la Sardegna offre, serviranno a distinguere ed a differenziare nettamente la questione sarda da quella genericamente definita ‘meridionale’. Così, le marcate differenze etnico-sociologiche che, per un complesso di ragioni storiche, esistono in Sardegna fra una zona e l’altra inducono a considerare la Rinascita Sarda come un problema delicatissimo che va studiato attentamente in tutte le sue sfumature e che va quindi affrontato con una conoscenza, una dedizione ed un amore che solo ai sardi, coscienti e premurosi del proprio futuro, possono adeguatamente dare. Inoltre è da mettere in evidenza e dimostrare nella maniera più netta e decisa che il complesso di investimenti finanziari che verrà fatto in Sardegna per finanziare il Piano di Rinascita, non può essere considerato come una semplice riparazione ad un debito che la Nazione paga ad una regione per troppo tempo trascurata, ma piuttosto come un investimento produttivo che, portando l’economia dell’Isola a livello di quella delle regioni più fortunate, tende ad allargare l’area dei consumi e delle attività produttive e si risolve quindi in un generale miglioramento della situazione economica dell’intera Nazione.

Questi gli argomenti – o meglio alcuni degli argomenti – che dovranno fare da scheletro alla trattazione, ma non bisogna pensare che il film dovrà essere per questo una pura elencazione di problemi squisitamente tecnici. Tutti gli aspetti umani, sociali o folcloristici dovranno invece trovare in esso adeguato posto, così che il film, se pure sostenuto da un solido contenuto scientifico e didattico, dovrà presentarsi come un film spettacolare di indiscutibile interesse. Si cercherà cioè di vincere il netto ‘handicap’ che il genere documentario ha nei riguardi del film a soggetto, con la suggestione delle argomentazioni, la precisione e la verità dell’ambientazione, la nitidezza delle descrizioni e dei dettagli, la emotività e la bellezza delle immagini”.

 

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