Il Museo si trova tra le colline e i tavolati basaltici di Collinas e Lunamatrona nella regione della Marmilla, ricoperta di licheni rossi, che ha ispirato la denominazione della località “Sa Corona Arrubia”. La nascita del Museo è dovuta alla scelta condivisa da alcuni Comuni, prima quattro, oggi venti, di unirsi in Consorzio per proporre un’offerta globale del territorio dal punto di vista delle risorse culturali e turistiche. L’esposizione propone diverse sezioni tematiche, che illustrano gli aspetti botanici, faunistici, geologici e antropici del territorio. Suggestivi diorami, moderni strumenti di didattica museale, rappresentano tridimensionalmente spaccati del territorio, il bosco, gli altopiani delle giare, gli ambienti in cui l’uomo interagisce con la natura. La fedeltà delle riproduzioni permette di apprezzare gli ecosistemi e di coinvolgere i visitatori nelle attività didattiche museali. La sezione botanica, la xiloteca, la collezione micologica e l’erbario sono presentati secondo una logica di efficace divulgazione che stimola lo spirito di osservazione di adulti e bambini. Una parte del museo è dedicata ai “giocos antigas” (giochi antichi). Una collezione di circa duecento giocattoli tradizionali della Sardegna, realizzati a mano, è parte di un laboratorio didattico in cui animatori professionisti raccontano aneddotti in lingua sarda, insegnano a costruire i giocattoli in modo divertente e descrivono valori e ruoli nella vita quotidiana del passato. La visita permette di approfondire la conoscenza della natura, attraverso i sussidi didattici disposti all’interno del museo e i percorsi didattici esterni tracciati nel grande parco geobotanico, in cui sono coltivate diverse specie vegetali di tutta l’area mediterranea e da cui si estraggono i profumi e le essenze esposte nei laboratori. L’ascesa in seggiovia consente di scoprire il territorio da una visuale diversa e di accedere al Parco dei monumenti megalitici che si trova nell’altopiano della giara di Siddi.

Museo Naturalistico del Territorio “Giovanni Pusceddu”