Carnevale di Ottana – Caratzas in Otzana / Carrasegare de Otzana 2013, storia, tradizioni, usi e costumi della Sardegna.

 

Il Carnevale di Ottana affonda le sue radici in tempi antichissimi e perpetua una tradizione mai interrotta, mettendo in risalto il passato e l’identità culturale della comunità che ha le sue origini nel mondo agro pastorale.

Volendo oggi descrivere, più che interpretare, il Carnevale e le sue maschere tradizionali, si può dire che, in occasione delle manifestazioni carnevalesche, vengono riproposte scene della vita quotidiana del mondo contadino.

Le maschere descrivono, attraverso spontanee interpretazioni estemporanee che si sviluppano in una sorta di canovaccio, personaggi, ruoli e le innumerevoli situazioni della vita dei campi, quali l’aratura, la semina, il raccolto, nonché la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali.

Il Carnevale costituisce una delle ricorrenze più attese dalla popolazione ottanese che da sempre partecipa in maniera spontanea e s’identifica nella ricchezza culturale e nel profondo senso di appartenenza alla propria cultura.

La caratteristica principale del Carnevale è data dalle particolari maschere de ”Sos Merdules” che rappresentano, genericamente, con questo unico termine, le maschere de ”Sos Boes” e di altri animali, quali: ”Porcos”, ”Molentes”, ”Crapolos”, ecc.

”Sos Merdùles”, ossia gli uomini, i contadini, vestiti con mastruche (pelli bianche o nere) o con vecchi abiti maschili della tradizione locale, con il viso coperto da maschere lignee, dai tratti spesso deformati, forse per raffigurare la fatica del lavoro e della vita nei campi. Procedono lentamente, ricurvi, con sulle spalle ”sa taschedda”, una sorta di zaino in pelle atto a contenere pane e companatico. Tengono con una mano le redini (sas soccas) che guidano ”Sos Boes”, uno o più di uno, e con l’altra mano si appoggiano ad una sorta di bastone che usano anche per tenere a bada ”Sos Boes”. Parlano, si lamentano della loro sorte ed esortano spesso gli astanti a tenersi lontani dal pericolo: ”appartadeboche po su voe” (allontanatevi perché stanno passando i buoi e può essere pericoloso). Talvolta ”Su Merdùle” è un uomo che, travestito da donna, rappresenta la difficoltà di una vedova nell’affrontare il lavoro dei campi, talaltra si può presentare con ”sas soccas armugoddu” (le redini a tracolla), pronto a prendere al laccio, ”issoccare” qualcuno dei Boes che gli passa vicino. Procedono con passo claudicante, stanco e sgraziato.

”Sos Boes” indossano pelli di pecora o abiti vecchi della tradizione locale e portano in spalla, a mo di bandoliera, una cintola, generalmente di cuoio, da dove pendono dei campanacci, ”sonazas ”, (di lamiera e di bronzo). Sono tenuti dalle redini del ”Merdùle”, il viso coperto da ”sas caratzas” (maschere di legno lavorate ad intaglio) con sembianze bovine, con corna più o meno lunghe, dove non è raro vedere infilate ”sas gatzas” (una sorta di frittelle di semola impastata con l’acqua, fatta lievitare e fritta nell’olio bollente), con due foglie intagliate lungo gli zigomi ed una stella sulla parte frontale. La stella rappresenta, in realtà, il marchio distintivo di un vecchio artigiano locale ormai scomparso. Procedono con una andatura caratterizzata da saltelli cadenzati dal suono dei campanacci, andatura che ogni tanto viene interrotta da scene di ribellione degli stessi che si rifiutano di camminare buttandosi, talvolta per terra oppure si agitano raffigurando esibizioni estemporanee che creano scampiglio tra la gente.

”Sos Porcos” e ”Sos Molentes”, maschere di maiale e di asino, sono presenti nel carnevale, ma in minor numero. Il maiale, vestito di pelli o altro, il viso coperto da una maschera lignea, è dotato di un solo campanaccio come nella realtà della vita dei campi e chi lo conduce porta sempre con sé ”sa panastra” una sorta di stuoia di giunco sopra la quale si coricano i maialini per succhiare il latte (leggi vino) dalla scrofa.

”Su Cherbu” (cervo) e ”Su Crappolu” (capriolo) sono, anch’esse, maschere presenti nel carnevale, ma più rare.

Altre maschere tipiche e significative sono rappresentate da:

”Sa Filonzana”, un uomo travestito che rappresenta una vecchia di cui tutti hanno paura: piegata dall’età, sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea, oppure dipinto con la fuliggine che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto. Oggi ha anche le forbici, come l’antica Parca della vita.

”Sas Mascaras Serias”, (uomini e donne di tutte le età e condizioni) procedono saltellanti e con movenze di danza, vestite in modo eccentrico, ricoperte di abiti vecchi, lenzuola, copriletti e persino tappeti da tavolo, (oggi sono più alla moda con costumi preparati per l’occasione), rappresentano lo spirito goliardico che stravolge il senso dell’esistenza.

Il Carnevale che con le sue maschere per tre giorni impazza per le vie del paese, a partire dalla domenica di quinquagesima, fino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri, inizia in realtà la sera del 16 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, quando, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione del falò (su Ogulone) in piazza, le maschere fanno la loro prima uscita e si radunano intorno al fuoco.
È in questa occasione che il sacerdote consegna ”S’Affuente”, un piatto di rame lavorato a sbalzo con motivi decorativi e una scritta in caratteri alemanni (si presume di origine celtica), utilizzato anche durante i riti della Settimana Santa (lavanda dei piedi e per mettere i chiodi che vengono tolti al Cristo il venerdì Santo durante la cerimonia de ”S’iscravamentu”, deposizione dalla Croce). Il piatto diventa uno strumento musicale che percosso verticalmente con una grossa chiave dà il ritmo al ballo tipico di Ottana, l’antico ”Ballu de S’Affuente”.

Altri strumenti musicali sono ”s’òrriu”, un cilindro di sughero con la parte superiore ricoperta da un pezzo di pelle di animale dal quale pende una correggia che, intrisa di pece e fatta scorrere all’interno con la mano, produce un suono roco e prolungato che spaventa le bestie e disarciona i cavalieri; ”su pipiolu”, uno zufolo realizzato con canna palustre.

Un altro aspetto significativo della tradizione del carnevale è costituto da alcune specialità alimentari tipiche, quali ”sas gazzas” di cui si è già parlato; ”sas savadas” (dolce di formaggio filante ricoperto di pasta, fritto nell’olio bollente e servito con il miele e/o con lo zucchero); ”sa pasta violada” (dolce di pasta lavorata con lo strutto, fritta nell’olio bollente).

Inoltre, ”sos culurzones” (ravioli) di formaggio e/o di ricotta, ”sa galadina” (gelatina di carne di maiale) e ancora salsicce, prosciutto, pane ”carasau”, formaggio e vino locale.

Il Carnevale di Ottana fondamentalmente affonda le proprie radici nella cultura rurale, di cui mette in scena i momenti più importanti, che rimane il filo conduttore della manifestazione. Questa ha mantenuto una sua particolare originalità rispetto agli altri carnevali barbaricini ed, inoltre, non ha subito sostanziali mutazioni nel corso degli anni, probabilmente, a causa dell’isolamento in cui è vissuto il paese per lungo tempo.

La semplice rappresentazione della vita contadina è alla base di questo carnevale che si intreccia con riti antichissimi, dei quali mantiene alcune tracce secondo gli antropologi. Tra questi ultimi in particolare si fa riferimento ad un rito in onore del dio Dioniso, che ogni anno rinasce a primavera risvegliando la terra e la vegetazione, riferibile ai riti apotropaici tipici delle antiche civiltà del Mediterraneo.

Le caratteristiche del carnevale ottanese però conducono piuttosto al cosiddetto ”culto del bove”, praticato sin dal neolitico in tutte le società agro-pastorali del Mediterraneo antico, dove il toro era simbolo di forza, vitalità e fertilità. Anche questo rito avrebbe funzione apotropaica e si praticava per proteggersi dagli spiriti maligni e per propiziare la fertilità degli armenti. Se l’uomo, soggiogando e adorando Su Boe, corre il rischio di divenire simile all’animale, il carnevale, mettendo in scena ironicamente l’avvenuta trasformazione, tende ad esorcizzare il rischio che questa diventi realtà nel quotidiano per il contadino.

Forse questi riferimenti a riti antichi può trovare conferma nel fatto che, così come riferiscono le persone anziane del paese, le uscite delle maschere tipiche avvenivano, prima del carnevale vero e proprio, oltre che il 16 gennaio, anche in occasione della ricorrenza di San Sebastiano, 20 gennaio ed il 2 di febbraio giorno della Candelora. Ricorrenze che sono un chiaro riferimento ad altri periodi che coincidono con culti pagani.

 
Fonte Comune di Ottana


Carnevale di Ottana – Carrasegare de Otzana -  Caratzas in Otzana 2013 Programma completo

 

 

 

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