Personaggi di Sassari: La Storia di Leonardo Ingolotti detto Trapadè a cura di Tore Sanna.

LA STORIA DI LEONARDO INGOLOTTI DETTO TRAPPADE’

LA STORIA DI LEONARDO INGOLOTTI DETTO TRAPPADE’

Trappadè, al secolo Leonardo Ingolotti, è un combattente di Sassari della Prima Guerra Mondiale che a fine anni 40 e negli anni 50 è stato fortemente umiliato e deriso, al punto che ancora oggi sono note e famose storielle e canzoni dialettali a lui dedicate.
Di lui e del suo coraggio in guerra ne avevo sentito parlare da ragazzo da Raimondo Usai, un ortolano amico di mio padre che lo aveva avuto compagno di reparto e di combattimento durante la prima battaglia di Castelgomberto. Da lui ho appreso tra l’altro che il nomignolo di Trappadè, nome dialettale della quaglia, gli era stato dato dagli stessi commilitoni, per la sua grande capacità di mimetizzarsi, come appunto fanno le quaglie, prima di colpire gli austriaci nei non pochi corpo a corpo che in quella famosa battaglia ci sono stati.
Leonardo Ingolotti_foto 1922Era nato a Sassari al n. 50 di via Muraglie il 15 Luglio 1895, come Leonardo Gialetti, figlio di “donna che non consente d’esser nominata”; diventa Leonardo Ingolotti il 3 Marzo 1906, quando sua madre Assunta Petretto, si unisce in matrimonio con Efisio Ingolotti ed entrambi quello stesso giorno dichiarano che il giovane Leonardo è loro figlio.
Tra Assunta ed Efisio esisteva un amore, diciamo clandestino, da anni prima che nascesse Leonardo, reso ufficiale soltanto dopo la vedovanza di Efisio col matrimonio. Certamente questo è il motivo che porta Assunta a non riconoscere suo figlio, nonostante ciò lo alleva e lo accudisce da appena nato, grazie al fatto che sua zia Francesca ne ottiene l’affidamento dopo averlo denunciato in comune.
Quella degli Ingolotti era una famiglia di origine genovese, il capostipite Francesco con la moglie Rosa Grillet, era arrivato a Cagliari un po’ prima del 1860, anno di nascita a Cagliari di Efisio, il loro primo figlio, era approdato in Sardegna come usciere nella regia tesoreria.
Gli Ingolotti pur avendo avuto a Cagliari sei dei loro 7 figli, hanno sempre mantenuto con la città ligure uno stretto legame, al punto che 5 dei 7 figli si trasferiranno a Genova per sempre, salvo la figlia Camilla che una volta rimasta vedova del genovese Antonio Conte, ritorna in Sardegna. E’ in questa ottica bisogna inquadrare il loro trasferimento a Sassari a metà anni 70 dell’800, perché allora l’unico collegamento marittimo tra la Sardegna e la città ligure era quello di Porto Torres.
Leonardo Ingolotti, nonostante le sue origini liguri era però radicato ben bene nella mentalità di Sassari, ne conosceva a fondo il dialetto, al punto che in pochi in città lo hanno mai sentito parlare in italiano, a questo aggiungeva quella maniera di fare e comportarsi simpatica e cionfraiola, fatta di battute pronte, pungenti ed ironiche che tutti riconoscono agli abitati della città.
Alla visita di leva, il 24 Novembre del 1914, Leonardo Ingolotti risulta analfabeta, di mestiere fa il fabbro, è alto 170 cm, ha un torace di 84 cm, occhi castani, colorito scuro, una cicatrice sulla testa, denti guasti e di sana e robusta costituzione fisica. Risultato: abile di prima classe.
Viene chiamato alle armi il 12 Gennaio del 1915, incorporato il 24 Gennaio, giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, nel 29esimo Reggimento di fanteria e il 27 dello stesso mese trasferito in territorio di guerra. Appena costituita la Brigata Sassari, nei primi mesi del 1916, vi fu trasferito come molti altri sardi presenti in altri reparti.

Trappadè - foto 4 NovembreLa prima battaglia di Castelgomberto nella quale viene ferito perdendo il totale uso del braccio sinistro, fu una delle più cruenti combattute nella Grande Guerra; si inquadra nell’ambito della più vasta offensiva austroungarica di primavera lanciata nel Maggio del 1916, finalizzata a sfondare le linee italiane attraverso gli altipiani di Folgaria, Lavarone ed Asiago, per giungere nella pianura vicentina e isolare il grosso del nostro esercito schierato sull’Isonzo.
Dopo due settimane di combattimenti l’esercito imperiale pareva vicino al successo, erano arrivati ad Asiago, ma di fronte nel Monte Fior e nel Monte Castelgomberto si trovarono posizionati in difesa i soldati italiani di 2 battaglioni della Brigata Sassari e gli Alpini dei battaglioni Morbegno, Val Maira, Argentera e Monviso, che tra il 5 e 10 di Giugno del 1916 resistettero combattendo con impeto, ardore ed onore anche all’arma bianca, infliggendo ai nemici pesantissime perdite, impedendo così agli imperiali di invadere la pianura vicentina, nonostante avessero di fronte le elite dell’esercito austriaco, conosciuti per la loro ferocia, ma alla fine sono costretti a cedere le posizioni agli austriaci.
Le perdite di vite furono grandi da ambo le parti, ma decisamente superiori furono quelle subite dai conquistatori, al punto che il 24 dello stesso Giugno, i soldati austriaci dovettero abbandonare le posizioni perché impossibilitati a difenderle per i pochi uomini disponibili.
Per il comportamento tenuto in questa prima battaglia di Monte Fior e Monte Castelgomberto fu conferita alla Brigata Sassari la prima medaglia d’oro e quella d’argento al 2° e al 5° reggimento Alpini.
Leonardo Ingolotti in quella sanguinosa battaglia fu ferito nella prima decade di Giugno, perdendo l’uso del braccio sinistro. Partì dalla zona di guerra il giorno 16 dello stesso mese, dopo mesi trascorsi tra ospedali militari e convalescenze fu ritenuto idoneo e venne fatto rientrare nei ranghi dell’esercito al 45simo deposito di stanza ad Ozieri, rimanendovi fino al 1° Maggio del 19, quando riconosciuto inabile fu mandato in congedo temporaneo. Tuttavia dovrà attendere 8 Marzo del 1927 per vedersi riconosciuta definitivamente la sua invalidità permanente per mutilazione di guerra e nella stessa data gli viene concessa una pensione di terza categoria la più bassa prevista.
Degna di nota è la sua condanna a 5 mesi di reclusione di carcere militare, emessa dal tribunale militare di guerra di Cagliari il 29 Marzo 1918 per furto commesso nel deposito di Ozieri di “munizioni per bocca” che nel linguaggio militare di allora erano i cibi. La pena gli fu però sospesa per meriti di guerra.
Le autorità militari si ricordarono di lui il 16 Luglio del 1928, giorno successivo al suo 33 compleanno, riconoscendogli che “aveva servito la patria con fedeltà ed onore”, concedendogli due decorazioni e il distintivo di grande mutilato di guerra. Il mese successivo fu il comando interalleato a decorarlo con una medaglia, concessa durante la Grande Guerra a pochi soldati semplici.
Termina qui la storia militare del fante della Brigata Sassari Ingolotti Leonardo, eroe della Grande Guerra, per lui purtroppo con la fine della guerra inizia quella triste, drammatica e umiliante, di Trappadè
La sua vita inizia ad essere dura ancor prima del suo congedo; nell’Agosto del 1918 muore sua madre Assunta, mentre lui continua a peregrinare tra ospedali militare e deposito di Ozieri. Rientra a casa dopo la concessione del congedo temporaneo del 19, ma non può certo vivere con la paga di soldato semplice assegnatagli, suo padre Efisio inizia ad essere anziano, lavora poco perché per esercitare il mestiere di fabbro, lo stesso di suo figlio, sono necessari muscoli e forza che in lui stanno diminuendo. Con l’unico parente Ingolotti rimasto a Sassari, lo zio Emanuele, fratello del padre e la sua famiglia, non aveva alcun rapporto, pur conoscendo suoi cugini, compreso uno monsignore e prelato autorevole nella curia di Sassari. Tutti gli Ingolotti erano persone molto religiose e l’aver scoperto che Efisio, fratello maggiore di Emanuele, era diventato da sposato l’amante di Assunta Petretto, anche se poi divenne sua moglie, aveva portato Efisio e la sua nuova famiglia ad essere emarginati dai parenti, se non proprio rimossi, non a caso a Sassari nessuno era a conoscenza del vero nome di Trappadè.
Assunta Petretto era invece figlia unica e l’unica sua zia Francesca era morta quando Leonardo aveva un anno.
Leonardo tenta di reinserirsi nel lavoro di fabbro, mestiere che aveva sempre fatto fin da bambino al seguito del padre, ma è impossibilitato dal mancato uso del braccio sinistro,.

trappadè 1954Nel 1922 si trasferisce a Cagliari sperando in un po’ di fortuna nel trovare un lavoro dove aveva vissuto suo padre, nel capoluogo l’8 Febbraio del 1923 si sposa con Giuseppa Meloni, una vedova di 44 anni di Selargius, lui di anni ne ha invece appena 28. La coppia stabilisce nel povero quartiere di Sant’Elia, dove lui svolge piccoli lavori per la comunità di pescatori della zona.
Nonostante la differenza di età il matrimonio va avanti fino alla primavera del 1944, quando morì Giuseppa; completamente solo Leonardo cerca consolazione nell’alcol, la sua pensione è talmente misera che i dirigenti della Associazione dei Mutilati di Guerra la ritengono decisamente insufficiente per far vivere una persona, così nel mese di Luglio del 44 decide di rientrare a Sassari. Nella sua città di nascita trova lavoro come commesso nella rivendita di un carbonaio toscano, il signor Melani in via Carmelo, una sistemazione che gli permette di abitare in una casa dignitosa al n. 32 di via Arborea, nel palazzo dei bagni popolari.
In città per molti però è solo Trappadè, per alcuni anche signor Trappadè, per nessuno invece è Leonardo Ingolotti, il suo nome e cognome era stato rimosso, quel maledetto nomignolo di battaglia veniva poi ritmato da molti giovani che vedendolo alticcio lo provocavano per ascoltare le sue pronte, pungenti e colorite risposte in dialetto che facevano sorridere sempre chi ascoltava. Dentro di lui però era una persona triste, ferito nell’anima e mortificato dalla solitudine, l’unica persona con la quale a volte si intratteneva era Silvio Tola, un carrettiere, ex campione sardo di ciclismo, conosciuto in città per la sua forza erculea, il quale abitava a due passi dalla rivendita di carbone di signor Melani. Dopo due anni di una vita trascorsa a Sassari sopportando molte umiliazioni, fugge e rientra a Cagliari, sperando di fuggire dall’alcol, e ai fantasmi di Castelgombero. A Cagliari, spera ritrovare i vecchi pescatori di Sant’Elia e vivere arrotondando la magra pensione, invece la nuova realtà del capoluogo è tragica: non c’è alcun lavoro, finendo a mendicare qualche moneta e dormire in posti di fortuna, sempre in compagnia di qualche bottiglia di vino: una vita da inferno.

Durante questo suo mendicare, un giorno di Aprile del 1947, viene incontrato casualmente da un ex ufficiale della Grande Guerra che vedendolo con il distintivo da invalido lo redarguisce malamente, perché stava “disonorando tanti eroici combattenti e il distintivo di grande mutilato di guerra che porta sulla giacca”.
L’ufficiale non si limitò solo alle parole, ma intervenne per farlo espellere dalla sezione di Cagliari della Associazione Mutilati, segnalandolo alle autorità di pubblica sicurezza come “persona dotata di mezzi di sostentamento derivanti da pensione di guerra”.
Fu così che l’ultimo giorno di Aprile del 47, Leonardo Ingolotti, viene allontanato da Cagliari con un foglio di via, su un treno diretto a Sassari. Il giorno prima dopo aver ricevuto la notizia di persona indesiderata, preso dalla disperazione e consumato dall’alcol, si strappò il distintivo di invalido e con tutte le forze che aveva in corpo lo lancio via in mare.
Il comune di Sassari come faceva con tutti i senza fissa dimora lo sistemò nell’ospizio di San Pietro, dove per altro andava raramente, preferendo dormire in qualche rifugio di fortuna nelle viuzze del centro storico e più spesso nella stalla di via Quesada, dove Silvio Tola, teneva i suoi cavali, fornendogli spesso cibo e anche qualche bottiglia di vino; Sivio Tola è stato probabilmente per lui uno dei rari amici avuti in questa Sassari che lo umiliava in continuazione.
Alcuni dirigenti della sezione di Sassari della Associazione dei Mutilati ed Invalidi di Guerra, vedendolo umiliato, deriso e offeso per le viuzze del centro storico, per di più costretto a mendicare un tozzo di pane, intervennero presso il comune, riuscendo a fargli ottenere la cartella di povertà e pasti gratis a pranzo e cena nel Ristorante Popolare della Frumentaria, una sorta di trattoria dei poveri, dove con modica spesa di 10 lire negli anni del dopo guerra si poteva mangiare un piatto di pasta e bere un bicchiere di vino. Lo reintegrarono nella associazione, gli fecero riavere il distintivo di grande invalido e intervennero in sua difesa contro i tanti incivili e maleducati che lo umiliavano quando girava per le vie del centro trascorrendo il tempo tra un’osteria e l’altra.
I dirigenti, scrissero lettere di fuoco al commendator Pani, gestore del servizio tranviario cittadino, invitandolo ad intervenire anche con drastici provvedimenti sugli autisti degli autobus cittadini che appena lo intravvedevano ne provocavano la suscettibilità, ritmando con il clacson il suo nomignolo allo scopo di farlo reagire con le sue colorite espressioni. Altrettanto fecero col Col Pagliaro, comandante dei vigili di urbani di Sassari, ex ufficiale e decorato della grande guerra, affinchè “intervenisse presso i vigili in servizio al civico mercato contro i giovani energumeni che in continuazione umiliano il grande invalido di guerra Leonardo Ingolotti”.
L’aiuto più grande però che i dirigenti dell’Associazione gli dettero fin dal suo ritorno a Sassari fu però il grande impegno che profusero per fargli rivalutare la misera pensione di terza categoria. Lo fecero con continui e persistenti ricorsi e contro ricorsi, presso ministeri, comandi, ospedali militari e autorità di ogni tipo. La loro solerzia fu premiata solo nel 1959, quando finalmente a Leonardo Ingolotti, dopo l’ennesimo controllo dei sanitari militari, fu riconosciuta una pensione di prima categoria.

Ottenuta finalmente una pensione decente i dirigenti della Associazione lo convinsero dopo tanta ritrosia da parte sua nel 1961 a ritirarsi nella casa di riposo di Buddusò, lontano da Sassari, dove finalmente trova un pò di quella serenità che gli era sempre mancata.
La casa di riposo è situata in un caseggiato molto bello e signorile, ben tenuto nella parte edile e ben gestita da suore e dipendenti, arredata con mobili antichi ovunque.
In questa casa Leonardo Ingolotti fu un ospite corretto, sempre rispettoso verso gli altri ospite, il personale e le suore anche se ….il bicchiere non lo aveva certo dimenticato. Tendeva anche a Buddusò ad esser solitario, difficilmente partecipava alle feste, in paese pur conoscendone il nomignolo attraverso ambulanti di Sassari che al mercoledì arrivavano in paese per il mercatino, non fu mai preso in giro o tanto meno umiliato, al massimo qualche volta succedeva che venisse chiamato Trappadè da qualche ragazzino.
Tutti a Buddusò lo conoscevano e lo rispettavano, per tutti era semplicemente “Tiu Linardu”. Morì il 23 Dicembre del 1966, al suo funerale dietro il feretro c’erano tutti gli anziani della casa di riposo e i dirigenti della Associazione dei Mutilati e Invalidi di Guerra di Sassari e Ozieri con le loro bandiere. Fu seppellito in una fossa per poveri del cimitero del paese, rimossa nel 1990 e i suoi resti insieme a quelli di altri poveri sistemati in una fossa comune.

Testo a cura di Tore Sanna

Le informazioni militari sono state attinte dall’archivio del ministero della difesa, mentre i dati relativi alla visita di leva e al periodo militare sono tratti dall’archivio di stato di Sassari.

Parrocchia Mater Ecclesiae K2 Mater TV Sassari

Sono in programma nei prossimi mesi su K2 Mater TV, la tivù sul web della Parrocchia di Mater Ecclesiae fondata dal Parroco Don Franco Manunta, una serie di appauntamenti di approfondimento sui personaggi carateristici della storia di Sassari a cura di Tore Sanna.

Tra le varie figure più o meno conosciute ci sarà uno spazio dedicato a Leonardo Ingolotti detto Trappadè.

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